venerdì 5 ottobre 2007

La società dei Bamboccioni

E' da che ho memoria che sento continuamente ripetere che noi italiani siamo un popolo di mammoni, perennemente attaccati alla sottana di mammà. Uno stereotipo che non ho mai condiviso, in quanto nel corso della mia vita raramente ne ho constatato la veridicità. Ma i pregiudizi e gli stereotipi sono duri a morire, soprattutto se con la realtà hai un rapporto distorto. Succede così che illustrando i benefici della futura manovra Finanziaria dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa si sia lasciato andare ad una prosaica invettiva contro coloro i quali alle soglie dei trent'anni e oltre stanno ancora alle "dipendenze" dei genitori. Con pungente sarcasmo il Ministro ha sentenziato:
<<
Mandiamo i bamboccioni fuori di casa >>, << Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. E' un'idea importante >>.
E' un'idea importante!
E' sul serio un'idea importante e saremmo stati anche disposti a sorvolare su quel bamboccioni se non fosse che alla beffa di essere definiti alla stregua di un marmocchio irresponsabile bisogna aggiungere il danno di politiche irreali. Gli incentivi millantati dal ministro infatti consistono nella possibilità di usufruire, da parte dei giovani tra i 20 ed i 30 anni, di detrazioni fiscali sugli affitti e quantificabili in 495,8 euro diluiti in tre anni se il reddito complessivo è compreso in una fascia tra i 15.493,71 euro ed i 30.987,41 euro e in 991,6 euro, sempre diluiti in un arco temporale di tre anni, se il reddito è inferiore ai 15.493,71 euro.

E gli incentivi? Cioè quelli veri intendo, dove sono? Mi sarei aspettato una riforma della Legge 30/2003 o un riordino del mercato immobiliare italiano. Ciò che ci propongono sono al massimo 27,50 euro mensili da sottrarre all'affitto!
Stando così le cose non posso sottacere alla provocazione lanciata dal Ministro.
Tommaso Padoa Schioppa nasce a Belluno nel lontano Luglio 1940. Figlio dell'amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, si laurea in economia alla Bocconi nel 1966 e consegue il master al Mit di Boston nel 1970. A 28 anni ricopre già un posto di responsabilità all'interno della Banca d'Italia. Il giovane Tommasino quindi si laurea a 26 anni, due anni fuori corso, a 28 trova un impiego fisso e a 30 consegue il master. Un bamboccione come noi insomma. Ma di quelli privilegiati.
La realtà, la nostra realtà è ben diversa. Basta guardare al rapporto su Strutture familiari e opinioni su famiglia e figli redatto nel 2003 dall'Istat, aggiornato nel 2006. La situazione dei giovani italiani, come emerge dalle cifre ufficiali, è catastrofica rispetto a quella dei coetanei del resto d'Europa.
Analizzando una prima fase che coincide con la fine del percorso formativo e l'accesso al primo impiego emerge come
soltanto il 40% dei giovani tra i 20 ed i 25 anni abbia un'occupazione (contro il 60% di media europea) e come la percentuale "salga" ai 2/3 se si prendono in considerazione i giovani tra i 25 ed i 30 anni. Come se non bastasse, una volta trovato un impiego occorre fare i conti con salari d'ingresso tra i più bassi dell'occidente, tant'è che un giovane occupato italiano tra i 25-30 anni percepisce un reddito inferiore del 50% rispetto ai coetanei inglesi, francesi e tedeschi. La situazione è peggiorata anche per i laureati. Se il 63% dei laureati della classe 1999 ha trovato un impiego continuativo entro tre anni dalla laurea, solo il 56% dei laureati del 2001 è riuscito nell'intento. E ciò nonostante una stabilità sostanziale dei livelli di occupazione, che si traduce in questo quadro con un'accresciuta provvisorietà della condizione lavorativa senza un incremento della possibilità di accesso al primo impiego. In tal modo, la crescita della partecipazione dei giovani al mercato del lavoro si è tradotta in un aumento della quota dei disoccupati.
Succede così che piuttosto che tentare di porre rimedio a questa disastrosa condizione con serie politiche di sostegno, ci si ritrovi ad essere etichettati come bamboccioni. Sembra che il problema sia la nostra innata propensione a non voler spiccare il volo dal nido domestico. Disoccupazione, sottoccupazione, redditi bassi e precarietà del posto di lavoro, veri freni alla mancata uscita dalla famiglia di origine, vengono bypassati e sottaciuti, quasi fossero favolette che ci raccontiamo tra di noi bamboccioni a guisa di giustificazione.
Io li vedo ogni giorno questi bamboccioni, li frequento, di più: sono uno di loro. Siamo una generazione in perenne lotta tra la voglia di emergere e la frustrazione che deriva dal non poter fare. I risvolti oltre e più che economici, sono di tipo emozionale in quanto i tempi sempre più tardivi per la conquista di un'autonomia economica hanno un impatto sui tempi di realizzazione di importanti obiettivi di vita, come ad esempio la formazione di una propria famiglia. Non è un caso se il tempo che intercorre tra la fine del percorso formativo e la prima unione è mediamente in Italia di dieci anni per gli uomini e cinque per le donne, il più elevato in Europa. Non a caso il livello di fecondità del nostro Paese è tra i più bassi. Se si confronta, così come l'Istat ha fatto, la realtà quotidiana con le aspettative personali, si nota come sia l'età della prima unione che il numero di figli non coincidono con quanto atteso in fase di pianificazione del personale progetto di vita di ciascuno di noi. Ciò, se ce ne fosse bisogno, è un'ulteriore riprova del fatto che i primi ad essere insoddisfatti del proprio stato siamo proprio noi bamboccioni.
Le carenze del sistema di protezione sociale fanno si che per i giovani l'unico vero ammortizzatore sociale sia la famiglia di origine. La letteratura sociologica ha da tempo dimostrato che in Italia lo status sociale dei genitori riveste un ruolo rilevante sul percorso formativo dei figli, in quanto le risorse della famiglia d'origine sono strettamente correlate alla possibilità di continuare gli studi in ambito universitario e di frequentare o meno atenei prestigiosi, anche lontano da casa. Inoltre il network familiare risulta determinante anche per trovare un'occupazione, tanto che quasi un terzo dei giovani trova lavoro grazie ad aiuti informali. La lunga ospitalità nella casa dei genitori diviene dunque funzionale alla possibilità di raggiungimento di un elevato titolo di studio, al sostegno nel consolidamento del proprio percorso lavorativo, all'accumulo di reddito per ridurre i rischi di trovarsi in difficoltà dopo l'uscita. Ma il sostegno dei genitori risulta determinante anche dopo che i bamboccioni abbiano sloggiato. Oltre il 15% dei giovani che lasciano la famiglia d'origine si trova in questa primissima fase in grave difficoltà economica, a causa delle ingenti spese da sostenere e degli scarsi introiti, e ancora una volta a venire in soccorso sono i genitori. La combinazione tra una solidarietà familiare forte e un welfare pubblico debole ed inadeguato comprime il dinamismo sociale, in quanto nel nostro Paese noi giovani dobbiamo ringraziare i genitori e la rete informale degli aiuti parentali per ottenere quanto altrove si ha invece come diritto. Ciò che conta da noi, più che la tanto millantata meritocrazia, è scegliersi bene la famiglia in cui nascere e poi tenersi buoni i genitori il più a lungo possibile. Se altrove i nostri coetanei non esitano a protestare per molto meno rispetto a ciò che noi quotidianamente siamo costretti a subire da parte dei rappresentanti delle nostre istituzioni, in larga parte il motivo risiede nel fatto che altrove alla nostra età ci si sente soprattutto cittadini, e non soprattutto figli.
Tommasino io ci ho provato! Sono andato via da casa a 18 anni appena compiuti, partendo da un paesino di 3.000 anime verso la Capitale. Con grandi sacrifici i miei genitori mi hanno sostenuto agli studi, in quanto i soldi della seppur generosa borsa di studio che percepivo erano insufficienti per sostenere le spese cui dovevo far fronte. Sai quanto costa affittare un posto letto in una città universitaria? Pensa poi a Roma! Sai quanto si spende per il cibo, la luce, il gas, l'acqua? Per cinque anni ho succhiato via una quantità enorme di capitale alla mia famiglia, che mi ha sostenuto con amore, senza mai farmi pesare il mio stato. Poi ho svolto un anno di servizio civile volontario in una Asl e anche li i 433 euro al mese di compenso erano tutt'altro che adeguati. Ancora una volta la mia famiglia ha dovuto sostenermi economicamente. Ora che sono laureato cerco disperatamente un'occupazione, ma non la trovo. O meglio. Mi si propone di andare a lavorare per un call center, lavoro che accetterei di buon grado se non fosse che il compenso è di 255 euro mensili. Neanche i soldi della benzina e delle spese varie che dovrei sostenere. Sono disposto a fare qualsiasi lavoro, ma non c'è nulla. O meglio. Se non conosci la gente giusta, non c'è nulla. E io la gente giusta non la conosco purtroppo. Vado ai concorsi pubblici Tommasino, e sai chi incontro? Incontro ragazzi di 22/23 anni che lavorano già nei ministeri o nei Palazzi e che si lamentano di avere lo stipendio bloccato per i primi tre anni. Avrebbero anche ragione, se non fosse che percepiscono 2.000 euro al mese, più di quanto porta a casa mio padre, e noi ci campiamo in quattro. Dimenticavo di dire che origliando, perché così ho ottenuto queste notizie, è venuto fuori che quei ragazzi erano figli di impiegati di vari ambasciate, guarda caso. Meritocrazia. Ammesso e non concesso che trovi un lavoro, come posso solo minimamente pensare di poter lasciare la casa dei miei genitori percependo un salario al di sotto degli 800 euro? Chi me lo paga l'affitto? Ho anche smesso di fumare Tommasino, perché mi vergogno a 27 anni a chiedere i soldi per le sigarette a papino, anche perché papino quei soldi non ce li ha! Pensare di formare una famiglia mia poi, è utopia. Come lo mantengo un figlio con 800 euro al mese? Voglio sottacere le difficoltà che comporta il dover ritornare a casa. Quanto sia dispendioso e duro il dover rinegoziare i rapporti interpersonali con genitori, fratelli, zii, nonni. Quanto sia frustrante dover accettare di rinunciare alla propria autonomia ed indipendenza.
Vedi Tommasino, non so che farmene dei tuoi sgravi fiscali sugli affitti. Mi serve ben altro!
Viviamo sullo stesso pianeta, ma non siamo indubbiamente dello stesso mondo

Firmato

Un Bamboccione

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