Come ogni settimana ritorna l'appuntamento con "Il Fatto(ne)", l'evento che con la sua carica ha smosso le acque della settimana passata. Archiviato del tutto oramai il mio buon proposito di non concentrarmi su di un'unica categoria, quella politica, mi vedo costretto ad ammettere che il "meglio" del nostro essere italiani viene quotidianamente estrinsecato dai nostri onorevoli rappresentanti, che non perdono occasione per dar prova della loro supremazia intellettuale.A differenza delle volte precedenti, questa settimana non c'è stata lotta. Non ho dovuto nemmeno sforzarmi di vagliare e scegliere tra diversi avvenimenti e diversi protagonisti, in quanto a fugare ogni mia possibile perplessità è intervenuto il senatore Francesco Storace, leader de La Destra. Ma veniamo al Fatto!
Mercoledì 3 Ottobre in Senato si vota sul caso Visco. Una seduta importante in quanto la sfiducia a Visco potrebbe portare al crollo del Governo Prodi. Data la risicata maggioranza della coalizione di centro-sinistra al Senato determinante, ancora una volta, risulta il voto dei senatori a vita. L'indomani sul suo blog, Francesco Storace sferra il suo primo attacco contro i senatori a vita, riservando un particolare riguardo al premio Nobel per la medicina del 1986 Rita Levi Montalcini, asserendo che: <<Il voto dei senatori a vita di ieri al Senato sul caso Visco è stato semplicemente vergognoso.[...] Noi non siamo più disponibili a tollerare che il governo si regga per il voto di chi sta al Senato nel disprezzo assoluto della volontà popolare. Come italiani abbiamo avuto molta ammirazione per la ricercatrice Rita Levi Montalcini, come italiani proviamo un pò di pena per la senatrice Rita Levi Montalcini>>. Le accorate parole di Storace risvegliano la creatività dei giovani di La Destra che, guidati dal braccio destro dell'ex ministro ed ex Presidente della Regione Lazio, Fabio Sabbatini Schiuma, inscenano una protesta simbolica avvertendo di voler inviare a domicilio delle stampelle ai senatori a vita, prima fra tutti la Montalcini. Nelle intenzioni di queste simpatiche canaglie le stampelle rivestono un duplice significato: servono a sostenere gli anziani che con i loro voti sostengono il, e quindi fanno da stampelle al, governo Prodi. Forte del sostegno ricevuto via mail sul suo blog, interrogato l'8 Ottobre sul fatto Storace attacca: <<Che si vadano a leggere le mail che arrivano al mio sito la gente non ne può più di questo governo tenuto in piedi dai novantenni>> e all'intervistatore che lo punzecchia, additando la trovata come di chiara matrice fascista, risponde: <<Ma quale fascista, è un'idea goliardica, so´ragazzi. Io, comunque, non ce l'ho con la Levi Montalcini scienziata, anzi, da connazionale, ne sono orgoglioso. Provo pena, invece, per la sua attività al Senato. E´ intollerabile che questi votino tutto, non solo la fiducia al governo, ma anche le mozioni e gli ordini del giorno, com'è successo con il caso Visco>>.
La risposta della Montalcini non tarda ad arrivare. L'indomani giunge a Repubblica una lettera aperta della senatrice a vita, che riporto integralmente:
<< Caro direttore,
ho letto su Repubblica di ieri che Storace vorrebbe consegnarmi, portandomele direttamente a casa, un paio di stampelle. Vorrei esporre alcune considerazioni in merito. Io sottoscritta, , in pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, continuo la mia attività scientifica e sociale del tutto indifferente agli ignobili attacchi rivoltimi da alcuni settori del Parlamento italiano. In qualità di senatore a vita e in base all’articolo 59 della Costituzione Italiana espleterò le mie funzioni di voto fino a che il Parlamento non deciderà di apporre relative modifiche. Pertanto esercito tale diritto secondo la mia piena coscienza e coerenza.
Mi rivolgo a chi ha lanciato l’idea di farmi pervenire le stampelle per sostenere la mia “deambulazione” e quella dell’attuale Governo, per precisare che non vi è alcun bisogno. Desidero inoltre fare presente che non possiedo “i miliardi”, dato che ho sempre destinato le mie modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza.
A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse “facoltà”, mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria >>.
Pubblicando la lettera della scienziata sul suo blog, e siamo al 10 Ottobre, Storace non si lascia sfuggire l'occasione per rincarare la dose: <<Non pretendiamo che alla nobile e veneranda età di 98 anni ci sia capacità di ironia, pur se nel pieno delle facoltà mentali, come rivendica oggi Rita Levi Montalcini, chiamata da Repubblica a difendersi da stampelle inesistenti. Questa gagliarda signora non è solo la ricercatrice che abbiamo conosciuto, bensì si è trasformata nello strumento micidiale di sostegno del governo Prodi, diventando, così, persona di parte. Perciò, anche lei dovrà tenersi tutte le critiche più dure. Tra i privilegi dei senatori a vita non è prevista l’immunità per essersi schierati pregiudizialmente da una parte>>. Qualche giorno dopo, il 12 Ottobre, in occasione di un impegno istituzionale cui partecipava anche la Montalcini, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano si schiera a difesa della senatrice:
<<Mancare di rispetto, infastidire, tentare di intimidire la senatrice Rita Levi Montalcini, una donna dall’alto sentire democratico, che ha fatto e fa onore all’Italia, è semplicemente indegno>>. Storace mal digerisce il richiamo del capo dello Stato e imperterrito continua a testa bassa: <<Non so se devo temere l’arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale. E’ indegno di una carica usurpata a maggioranza>>. Da questo momento in poi la polemica invade il campo della giurisprudenza ed il 15 Ottobre la Procura della Repubblica di Roma chiede al ministro della Giustizia (lo so che fa ridere, ma così è!) Clemente Mastella l'autorizzazione a procedere nei confronti di Francesco Storace indagato per il reato di offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica, autorizzazione concessa due giorni dopo. Da parte sua Storace non si scompone commentando che: <<Non avevo dubbi che il regime autorizzasse un processo a un parlamentare dell'opposizione. Mastella tutela solo il presidente del Consiglio, cacciando De Magistris>>.
Ripercorrendo la vicenda una domanda mi arrovella la mente. Perché?
Non vi è alcun dubbio che il primo a strumentalizzare la vicenda sia proprio Storace che ha sfruttato l'occasione per farsi un bel pò di pubblicità a pochi giorni dalla costituente del suo nuovo partito, La Destra. Solo così si spiega l'uso di determinati toni, questi si populisti, per intervenire su una vicenda di notevole portata politica. Infatti scandalizzerà i più, ma epurate le frasi di Storace dal populismo di destra che le hanno contraddistinte, mi vedo costretto a professare il mio accordo circa il vero nocciolo della questione, ossia circa la deriva democratica che porta oggi il governo italiano a sorreggersi sui voti dei senatori a vita. Il vero problema intendiamoci non sono i senatori a vita, il cui diritto al voto e sancito dall'art. 59 della nostra Costituzione, né è rappresentato dal Presidente Napolitano, che esprimendo la sua solidarietà alla professoressa Montalcini ha non smesso la veste di arbitro super partes come asserito da Storace, quanto piuttosto espresso la solidarietà di un intero popolo ad una sua autorevole rappresentante.
Il vero problema si chiama legge 270/2005.
Dopo quasi mezzo secolo di sistema proporzionale la legge elettorale venne modificata nel 1993 a seguito di un referendum popolare dalla legge Mattarella, che aveva istituito un sistema elettorale di tipo misto. Nel Dicembre 2005 il governo Berlusconi, sempre attento nel monitoraggio dell'elettorato, decide di prevenire una possibile sconfitta elettorale modificando le regole, cancellando il volere popolare espresso nel 1993 e ristabilendo il sistema proporzionale, ma con dei premi di maggioranza assegnati solo a determinate condizioni. E qui giungiamo al nocciolo della questione. Va notato infatti che al Senato non è assicurata la maggioranza dei seggi alla coalizione che ha ottenuto più voti, poiché i singoli premi regionali potrebbero neutralizzarsi a vicenda e può sia lasciare uguale, sia aumentare che diminuire il numero dei seggi ottenuti da una certa coalizione. Non è nemmeno garantito, quindi, che nei due rami del Parlamento si formi la stessa maggioranza. Infatti, nel caso del senato, il premio di maggioranza rende il risultato dipendente da un elevato numero di fattori variabili che lo rendono di fatto imprevedibile, seppur deterministico. Alla luce dei risultati delle ultime consultazioni politiche, qualsiasi coalizione avesse vinto si sarebbe trovata nella condizione nella quale si trova adesso il governo Prodi. Appare palese dunque come la responsabilità non debba essere attribuita ai senatori a vita, che ad ogni modo a mio avviso sostenendo una maggioranza votata dal popolo stanno espletando il loro dovere, quanto piuttosto a chi ha deciso di modificare le regole del gioco per propri interessi personali, facendo il male del Paese. Storace è un uomo furbo. Cavalca, a suo modo, l'onda di indignazione popolare sfociata con veemenza dalla società civile e attacca delle istituzioni che, come lui sa bene, non godono della simpatia e del sostegno della gente. Storace sa che l'aspetto fondamentale del problema è la legge elettorale 270/2005, non è uno sprovveduto, ma sa anche che a battere su questo chiodo non si racimolano consensi e voti. Questa è la ragione che ha spinto il senatore verso una strada più affollata, la strada del mercato nel quale ciascuno mostra la propria mercanzia al proprio pubblico suscitando la curiosità degli astanti e, da bravo imbonitore, utilizza il linguaggio del pubblico che intende conquistare. E' questa la politica contro la quale abbiamo espresso il nostro disagio. Una politica che ha perso di vista la sua ragion d'essere e che si è ridotta ad essere il teatro all'interno del quale viene quotidianamente rappresentato il dramma di quanto di peggio caratterizza la nostra italianità.



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