Ogni settimana ce n'è uno. E' un'epidemia, un virus che si nasconde tra gli scranni del Parlamento e contagia i nostri parlamentari. O forse sono delle bustine segretamente introdotte da qualche onorevole pusher che vengono scambiate sottobanco. Poi ci si alza, si va in bagno e se ne rolla una. Una boccata, due e il Fatto(ne!) è servito. E così anche questa settimana arriva puntualmente la stronzata che colpisce, l'intuizione che lascia allibiti.Sarà stata la presenza al suo fianco di colui col quale questa rubrica è stata inaugurata, Roberto Calderoli, saranno stati i fumi dei 3 grammi d'hashish che bruciano perennemente all'interno del cranio di Silvio Berlusconi, anche lui al suo fianco. Fatto sta che a spararla grossa stavolta è stato il senatore Umberto Bossi. Il leader leghista si è rivolto alla platea del Parlamento del Nord(?) asserendo che << [...] dopo il referendum (quello del Giugno 2006 sulla riforma costituzionale, ndr) non c'è più la sicurezza di poter cambiare la Costituzione. Per questo forse sarà necessario un attacco del Nord: io so di poter portare 10 milioni di padani e di altrettanti veneti in piazza, disposti al sacrificio, per una battaglia di libertà. In un Paese con una sinistra che ha un odio ideologico nei confronti degli uomini del Nord >>, e accusando il Presidente della Repubblica e la sinistra di aver << fatto una cosa gravissima, di avere tirato fuori il referendum per lottare contro la devolution. In questo modo hanno affossato la democrazia del Paese che ha perso ogni barlume di lucidità democratica >>.
Occorrerebbe far notare a Bossi che se la legge di riforma costituzionale fosse stata approvata con la maggioranza dei due terzi dei componenti le due Camere, il referendum non sarebbe stato proposto (art. 138 della Costituzione). Evidentemente le riforme proposte non soddisfacevano il Parlamento tutto, così come non hanno soddisfatto i 15.791.293 di cittadini che hanno espresso il loro veto, pari al 61,32% dei votanti (percentuale riferita a quel 52% del totale aventi diritto al voto che si sono presentati alle urne). Solo in Lombardia e Veneto la riforma ha ottenuto una seppur risicata approvazione. L'essere ricorsi al referendum non è equivalso ad affossare la democrazia, è stato anzi un atto di espressione diretta del volere popolare, e ciò rappresenta quanto di più democratico il nostro assetto istituzionale permetta. Sugli oltre 47 milioni di italiani iscritti alle lista elettorali, solo poco meno di 10 milioni hanno votato per il si, ciò comporta che democraticamente la maggioranza della Nazione ha deciso diversamente.
Si accusa chi cerca di dar voce al bisogno concreto di Stato da parte dei cittadini di populismo. Intellettualoidi con l'osso in bocca scodinzolano in tv in difesa dei loro padroni attaccando(si) anche ad una battuta ironica di chi quei loro padroni osteggia apertamente. Siamo giunti ad un livello in cui il paradosso diventa sempre più insostenibile. Una democrazia non può tollerare che un suo membro istighi alle armi il popolo perché la maggior parte della Nazione ha deciso diversamente. La lotta deve essere istituzionale. L'ultima volta che successe una cosa simile i Fasci marciarono su Roma e il resto è storia. Quanto ancora dovremo tollerare che nel nostro Parlamento seda gente che invece che unire fomenta la divisione e l'odio interrazziale? Gente che usa frasi come "col tricolore mi ci pulisco il culo".
Garibaldi e Cavour fecero l'Italia si dice.
L'Italia è da fare, dico io.
Non esiste ancora nel nostro Paese qualcosa che sia identificabile come lo Spirito della Nazione o il Senso della Patria. Ne sono prova le sempre attuali divergenze, non solo economiche ma soprattutto di contrapposizione sociale tra il Nord ed il Sud del Paese. Ne è prova il fatto che per accedere ai concorsi pubblici in Trentino è richiesta, pena l'esclusione dagli stessi, la conoscenza della lingua tedesca! Perché oltre il 30% dei trentini parla e si sente tedesco. Ne è prova il fatto che dal 1861 ad oggi il nord del Paese si sente frenato da un sud che non riesce ad alzare la testa e a venire fuori da quella melma composta dal sordido intreccio tra mafie e politica che lo invischia impedendone lo sviluppo. Ne è prova il fatto che ad oltre cent'anni dall'Unità si parli ancora di due Italie: il Nord ed il Sud.
Credo sia giunto il momento di smetterla con queste contrapposizioni. Credo sia il caso di spendere energie per cominciare a creare un'identità comune a tutto il popolo italiano. All'indomani della spedizione dei Mille, Massimo D'Azeglio ammoniva "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani", un motto che a tutt'oggi purtroppo svela ancora la sua attualità. C'è una materia tra quelle che si insegnano nelle scuole cui non viene riconosciuta l'importanza che invece meriterebbe: l'educazione civica. Per fare gli italiani non occorre spendere soldi, serve piuttosto educare, ed è possibile farlo con i mezzi già a disposizione. Insegniamo nelle scuole, ai bambini, ad essere italiani! Salvaguardiamo le nostre ricchissime e variegate tradizioni locali, ma portiamo l'Italia nel cuore dei suoi cittadini. Sarebbe opportuno smettere di parlare di Nord e Sud. Sarebbe opportuno isolare chi fomenta divisioni. Sarebbe opportuno epurare il nostro Parlamento da gente del calibro di Bossi che insulta la nostra bandiera e chiama alle armi i suoi sostenitori.
Perché continuiamo a combatterci? Il tempo dei Granducati e dei Regni è finito da un pezzo! Fintanto che non impareremo a remare tutti dalla stessa parte continueremo a girare in tondo e non arriveremo da nessuna parte. Piuttosto che combatterci, aiutateci! Aiutateci ad importare nelle nostre terre i modelli che vi hanno permesso e vi permettono di essere quello che siete, il polo economico trainante della nazione. Chiedete assieme a noi un deciso intervento da parte delle istituzioni per debellare le mafie. Noi non siamo mafiosi, ma molti di noi della mafia hanno bisogno per sopravvivere in quanto lo Stato non esiste! Piuttosto che osteggiarci, stringetevi a noi. Ho avuto modo di conoscere e frequentare molta gente "padana" e al di là delle ben note differenze culturali grazie al contatto continuo abbiamo avuto l'occasione di scoprirci molto più simili di quanto credevamo. Non diamo retta a chi cerca di metterci gli uni contro gli altri perseguendo unicamente i propri interessi.
Gente ma come fate a farvi prendere per il culo da un populista (lui si!) che ha sposato una siciliana e che negli anni '70 era iscritto al Partito Comunista italiano? Non vi sembra un tantino incoerente come persona? Agisce in un modo, anche in Parlamento, e poi davanti a voi parla in un altro. Non vi fate prendere per i fondelli oltre. Riconosco che avete le vostre ragioni a lamentarvi, ma non lasciateci soli e non mettetevi contro di noi.
Noi siamo il popolo italiano!
Tutti noi, assieme. Senza distinzioni regionali, linguistiche o culturali.
Creiamo gli Italiani, così poi potremo tutti insieme seriamente dedicarci a creare l'Italia!



0 commenti:
Posta un commento