Enzo Rossi, il signore nella foto, ha 42 anni. Vive in un paese di 1.700 anime, Campofilone, in provincia di Ascoli Piceno e di mestiere fa l'imprenditore, settore agroalimentare. Il signor Rossi è uno che viene dal nulla o quasi ma che non ha dimenticato le proprie radici e che soprattutto non ha dimenticato cosa significa vivere con poco. Nel 1993, nonostante fosse già un piccolo imprenditore, dovette ricorrere a dei prestiti per sostenere la propria famiglia e l'arrivo delle due figlie. Oggi la sua azienda "La Campofilone", che produce pasta all'uovo, conta 19 dipendenti e un fatturato che nel 2007 è cresciuto del 30-40% giungendo a 1,8 milioni di euro, con investimenti in Europa, Stati Uniti ed Asia. Un'azienda locale quindi, che nell'era della globalizzazione è riuscita a sfruttare la rete per espandersi nel mondo, far conoscere i propri prodotti di qualità e al contempo mantenere un metodo di produzione tradizionale. Un raro esempio di valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali in campo imprenditoriale.
Oltre ad essere un esempio imprenditoriale di successo, il signor Enzo Rossi è anche e soprattutto un uomo che ha mantenuto il contatto con la realtà. Una realtà che oramai per lui è altra, in quanto a buon diritto l'imprenditore marchigiano naviga da anni in ottime acque, ma che comunque per lui non ha perso di senso, tutt'altro! Il signor Rossi ha deciso un bel giorno di guardare a chi non fa parte, se non marginalmente, del suo mondo, ai suoi dipendenti e ciò che ha visto lo ha lasciato allibito. Di più! Avendo due figlie da buon padre ha deciso che fosse giusto che anche le sue figlie, per non rischiare di crescere senza conoscere il significato di privazioni e sofferenze, capissero cosa volesse dire vivere di stenti e imparassero a superare le difficoltà che l'indigenza economica provoca all'interno di un nucleo familiare, per far capire loro come vivono la maggior parte delle loro amiche. Per questo Enzo Rossi ha provato con tutta la famiglia a vivere per un intero mese con uno stipendio pari a quello percepito dai suoi dipendenti, 1.000 al mese lui 1.000 euro la moglie. In totale 2.000 euro, lo stipendio medio di una famiglia composta da quattro persone. Ha messo da parte i soldi per il mutuo, la rata della macchina, le bollette ed ha utilizzato il resto per le spese quotidiane. Risultato. Dopo 20 giorni il signor Rossi si è ritrovato senza il becco di un quattrino (come dicono nei western che guarda mio padre). Interrogato da una giornalista di Repubblica Rossi ha detto: << Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione >>. E allora cosa fa il buon Rossi? Spulcia le stime Istat e scopre che il costo della vita è aumentato di 150 euro/mese e decide che da Gennaio in poi i suoi dipendenti troveranno in busta paga un aumento pari a 200 euro, accompagnando il suo gesto con una frase a là Robin Hood "è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri". Contrariamente a quanto si potrebbe pensare Enzo Rossi non è un marxista di sinistra, anzi. E' un ex di destra, come egli stesso dichiara, ex perché secondo lui quelli per cui ha votato non sono nemmeno in grado di fare l'opposizione. E' semplicemente un uomo che ha avuto il coraggio di non chiudere gli occhi e tapparsi il naso di fronte al sudiciume generalizzato che imperversa nel nostro Bel Paese, e che ha tentato con successo di recuperare il contatto con la realtà che lo circonda. << Stiamo tornando all'800, quando nella mia terra c'erano i conti e i baroni da una parte ed i mezzadri dall'altra, e si diceva che i maiali nascevano senza coscia perché i prosciutti dovevano essere portati ai padroni. Negli ultimi decenni il livello di vita dei lavoratori era cresciuto e la differenza con gli altri ceti era diminuita. Adesso si sta tornando indietro, e allora bisogna rimediare >>.
L'esempio che Enzo Rossi ci ha fornito dovrebbe divenire paradigmatico. Occorrerebbe che uomini di coscienza come il signor Rossi ne seguissero l'esempio. Occorrerebbe che i nostri parlamentari compissero lo sforzo di recuperare il contatto con la nostra realtà, come un vero regime democratico impone! L'Italia non è quella raffigurata nei sondaggi. L'Italia non è Roma, Milano, Torino. L'Italia è Poggibonsi, è Zagarolo, è Casal Pusterlengo, è l'Italia dei comuni con meno di 15.000 abitanti. Questa è la vera Italia! E' li che si dovrebbero fare interviste, sondaggi d'opinione, ricerche di economia demografica, perché la nostra realtà è questa! Il divario tra chi sta bene e chi vive in uno stato che non è solo povertà, ma disperazione sta aumentando paurosamente. Siamo l'Italia dei 7.500.000 di poveri e di almeno il doppio della popolazione che vive alle soglie della povertà. E' questa la priorità del Paese! Non il MOSE, non il Ponte sullo Stretto. Occorre passare ad una politica attiva, la cui agenda sia redatta tenendo conto dei veri bisogni della popolazione. Occorre che chi ci governa riacquisti il contatto con la realtà che ci è propria. Ma aspettare che le cose seguano il loro corso e cambino progressivamente è solo un'illusione che ha accompagnato le generazioni che ci hanno preceduto. Dobbiamo essere noi ad urlare il nostro disgusto, ad imporre che si parli dei nostri bisogni. Dobbiamo smetterla di essere elettorato e cominciare ad essere cittadini. Informiamoci, impariamo la legge, non lasciamoci mettere i piedi in testa, cominciamo dal nostro quotidiano, impariamo a partecipare attivamente e portiamo i nostri bisogni, le nostre proposte, le nostre soluzioni alla ribalta.
Educhiamoci alla democrazia, sarebbe anche ora!



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