La giornata di ieri, Domenica 14 Ottobre 2007, è stata caratterizzata dalla fondazione ufficiale del Partito Democratico e dalle elezioni primarie che hanno portato Walter Veltroni ad essere il primo segretario del neonato partito. Un passo importante verso il futuro: un futuro diverso, nuovo per la politica italiana, dicono i protagonisti di quest'avventura. Ma quanto c'è di vero in questa affermazione?Per tentare un'analisi corretta bisogna partire da lontano, dal 1992 e dalla stagione di Tangentopoli. Tutto ha inizio il 17 Febbraio 1992 con l'arresto di Mario Chiesa, politico socialista milanese e presidente di uno dei più importanti ospizi della città, il Pio Albergo Trivulzio. Le dichiarazioni rese da Chiesa al pool di magistrati della procura milanese, diedero il via a numerose inchieste per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti su tutto il territorio nazionale, che noi meglio conosciamo come Mani pulite. Tali inchieste portarono alla luce un panorama di diffusa corruzione dal quale nessun settore della politica nazionale o locale appariva immune. La diretta conseguenza del coinvolgimento di larga parte della classe politica in questo sistema marcio e corrotto fu la delegittimazione del sistema politico italiano. La Democrazia Cristiana, prima forza politica del Paese dal secondo dopoguerra sino al 1992 appunto, perse in poco più di un anno oltre la metà della propria base elettorale; Il potente Partito Socialista Italiano, guidato da Bettino Craxi, decapitato dagli avvisi di garanzia ricevuti dai suoi più alti rappresentanti, sparì in breve tempo; Il Partito Comunista Italiano venne sciolto e una sorte non certo migliore toccò al Partito Liberale Italiano, al Partito Repubblicano Italiano e al Partito Social Democratico Italiano. L'assetto politico-istituzionale dominante crollò in blocco, gettando il Paese in uno stato di confusa indignazione che portò alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. Così, siamo già al 1994, forze politiche nuove si affacciarono sulla scena, nel tentativo di colmare quel vuoto istituzionale seguito al periodo di Tangentopoli. Dalle ceneri dei vecchi partiti ne sorsero di nuovi, o sarebbe meglio dire che i vecchi partiti assunsero nuove denominazioni, in quanto i volti dei protagonisti rimasero (e sono!) pressoché immutati. La Lega Nord, nata dall'unione di numerosi gruppi politici locali del nord-est del Paese operata da Umberto Bossi, divenne il primo partito del settentrione per base elettorale. Ma la novità più rilevante fu senza ombra di dubbio l'irruzione sulla scena politica italiana di uno dei più grandi imprenditori del Paese, Silvio Berlusconi. Colmando quel vuoto che si era venuto a creare al centro dello schieramento politico italiano, con la fine della Dc, Berlusconi, con il suo nascente partito Forza Italia, ottenne alle elezioni politiche del 1994 la maggioranza elettorale che gli permise di formare il suo primo Governo. Molti italiani, indignati dalla corruzione della vecchia classe politica, videro nell'imprenditore milanese il volto nuovo su cui puntare. Per tanti l'uomo venuto dal nulla e divenuto uno dei maggiori affaristi della nazione era la persona giusta per traghettare l'Italia verso l'era della Seconda Repubblica. Ma il clima politico e sociale, piuttosto che rilassarsi ed avviarsi verso una fase di normalizzazione, subì un ulteriore inasprimento: da una parte infatti furono avviate numerose indagini giudiziarie sulle aziende di Berlusconi, che risultarono ampiamente implicate in quel sistema che l'inchiesta Mani pulite portò alla luce; dall'altra vi era un governo, il cui Capo di Gabinetto era uno dei maggiori inquisiti nell'ambito dell'inchiesta, che mandava ispettori negli uffici dei giudici milanesi alla ricerca di irregolarità. Si instaurò un regime di tensione tra classe politica e magistratura, che a tutt'oggi permea il nostro Paese. Tra il 1995 e il 2001 a governare fu la coalizione di centro-sinistra dell'Ulivo ma il clima non mutò in quanto, sotto l'attenta guida di Massimo D'Alema, vennero di fatto ignorate le richieste del sistema giudiziario e promosse invece riforme giudiziarie che resero ancora più lenti i tempi già penosamente lunghi dei processi italiani. Di fatto cioè si instaurò una tacita (?) alleanza dell'intero sistema politico in opposizione alla magistratura e venne portato avanti il tentativo di allungare i tempi dei processi così da far cadere i reati scovati nel periodo di Tangentopoli in prescrizione. Dal 2001 sino allo scorso anno Berlusconi riottiene la maggioranza e da subito l'atteggiamento generale dei media e dell'opinione pubblica nei riguardi del pool di magistrati della procura di Milano cambia radicalmente: adesso sono loro i cattivi, coloro i quali col loro intervento hanno destabilizzato la vita politico-sociale del Paese.
In questi ultimi anni il centro-destra sotto la guida di Silvio Berlusconi ha vissuto un periodo di notevole stabilità politica: Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC e Lega Nord convivono, tra alti e bassi ma sempre stabilmente, all'interno del Polo prima, Casa delle Libertà adesso. La leadership dell'alleanza, se non di recente, non è mai stata messa in dubbio e a muoverne le fila è una sorta di ristretto direttivo formato da Berlusconi, Fini, Casini e Bossi. Il potere è concentrato nelle mani di pochi uomini e ciò contribuisce sicuramente alla già citata stabilità di cui il centro-destra gode.
Il centro-sinistra invece non ha saputo trovare un leader o un direttivo capaci di assicurare unità d'azione alla coalizione. Ciò a causa del frazionamento e della miriade di piccoli e medi partiti che formano la coalizione. Nessuno a sinistra sino ad oggi ha goduto di una base elettorale talmente ampia da assicurargli il potere necessario a gestire la coalizione, com'è invece accaduto nel centro-destra, rimanendo così esposta ai ricatti interni ed ai giochi di potere. Una soluzione venne prospettata nel 2003 dal giornalista ed economista nonché allora deputato diessino, Michele Salvati, che delineò un ipotetico nuovo partito comune alle forze socialiste, liberal-democratiche e cristiano-democratiche. Ma è solo nell'estate dello stesso anno, allorché l'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi patrocina l'idea di formare una lista unitaria, L'Ulivo, in vista delle elezioni europee del 2004 e con la vittoria elettorale ottenuta nelle stesse con il 31,1% di preferenze, che l'idea di un partito unitario di centro sinistra comincia seriamente a prendere corpo. L'intuizione viene rafforzata anche dalle successive elezioni politiche del 2006 che riportarono il centro-sinistra alla guida del Paese.
Cosa accade? Accade che a sinistra (?) ci si rende conto che manca nello schieramento un grande partito capace di guidare la coalizione e mantenerne la stabilità. Succede così che pur di assicurarsi il dominio della scena politica nazionale ciascuno cede le proprie "quote di Potere" al nascente partito, quote che verranno poi redistribuite agli stessi titolari al suo interno. La "grande intuizione" che ha portato alla nascita del Partito Democratico appare più come un back to the future nel quale la restaurazione dell'establishment che ha caratterizzato il periodo della nostra Prima Repubblica viene riproposta come un salto verso il futuro della politica nostrana.
La nascita del Partito Democratico infatti appare come una mossa propria della logica partitica che ha informato il nostro sistema politico dall'unità ad oggi. Quali sono le novità millantate dai fautori di questa svolta politica? Analizziamole una per una.
Innanzitutto è stato detto con enfasi che il Partito Democratico nasce per rispondere alla necessità della gente di partecipare attivamente alla vita politica del Paese. E', sempre a detta dei fautori del progetto, la risposta della politica all'antipolitica manifestatasi di recente sotto le mentite spoglie della partecipazione popolare diretta.
Nulla di più falso! Innanzitutto perché il progetto che ha portato alla creazione del Pd risale al 2003 ed ha un percorso che si snoda lungo i successivi quattro anni; non si vede quindi come e perché dovrebbe essere la risposta ad un bisogno manifestato solo un mesetto fa. La concezione del desiderio di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica appare poi molto distorta. Non vi è stata una "spinta dal basso", da parte dei cittadini, verso l'unificazione delle correnti politiche che (in)formano il Pd. Il partito nasce da accordi e bisogni interni più alla logica partitica. L'unico momento nel quale è stata consentita la partecipazione popolare ha riguardato la scelta del leader del movimento. Ma... Invero appare chiaro come anche quest'unico momento di apertura alla base elettorale (che invece in un sistema politico democratico dovrebbe costituire il motore primo della politica) sia stato attentamente manipolato dai vertici politici per mezzo della scelta dei criteri attraverso cui esprimere la propria preferenza. Le primarie, per l'ennesima volta sono state una bufala. Come alla vigilia delle politiche del 2006, anche stavolta sin da subito è parso chiaro chi sarebbe stato il vincitore. L'unico vero rivale nella marcia di avvicinamento alla leadership del partito da parte di Walter Veltroni era Rosy Bindi! L'ex democristiana ha lottato con tenacia finendo per apparire ciò che non è mai stata: una tenace oppositrice allo status quo. Perché, mi chiedo, restringere il lotto dei candidati a un esiguo numero? La gente avrebbe dovuto poter scegliere in maniera libera il proprio candidato ideale. E perché una volta deciso di presentare un lotto ristretto di candidati l'unico personaggio noto è stato Veltroni? Perché non D'Alema, Fassino, Rutelli o lo stesso Prodi? Perché tutto era già stato deciso. Perché ancora prima che i vaffanculo degli italiani accelerassero il processo di costituzione del Pd, Veltroni era stato designato come successore di Prodi a capo della coalizione di centro-sinistra. E allora perché le primarie? Forse perché l'euro versato da chi è andato a votare ha portato nelle casse del nuovo partito, nel giorno della sua nascita, oltre 3.500.000,00 di euro! Come se ciò non bastasse basta dare un'occhiata ai nomi dei rappresentanti politici che formano le varie correnti interne al nuovo partito per capire come di nuovo non ci sia proprio nulla. Un rapido elenco:
Riformisti:
Massimo D'Alema, figlio del deputato del Partito Comunista Italiano Giuseppe D'Alema;
Piero Fassino, nipote di uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano.
Popolari:
Franco Marini, iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950 e dal 1965 autorevole rappresentante della CISL di cui sarà segretario a partire dal 1985. Eletto nelle file della Dc nel 1992, attuale Presidente del Senato;
Giuseppe Fioroni, ex Dc e attuale Ministro della Pubblica Istruzione;
Ciriaco de Mita, eletto nelle file della Dc nel lontano 1963, ex segretario e presidente della Democrazia Cristiana nonché Presidente del Consiglio nel 1988.
Democratici Rinnovatori:
Francesco Rutelli, ex Radicale con pannella, poi Verdi, sindaco di Roma e fondatore della Margherita;
Paolo Gentiloni, braccio destro di Rutelli.
Cristiano Sociali:
annoverano tra le loro fila personaggi del mondo cattolico, esponenti della vecchia Dc.
A Sinistra:
Massimo Brutti, senatore dal 1992 eletto nelle fila del Partito Democratico della Sinistra di Occhetto;
Livia Turco, eletta deputata nel 1987 nelle fila del Partito Comunista Italiano.
Ambiente, Innovazione, Lavoro:
composta da veltroniani di lunga memoria, annovera tra le sue fila Giuliano Amato, membro importante del Partito Socialista Italiano di Craxi dal 1983 al 1994;
Ecologisti Democratici:
corrente ambientalista composta in larga parte da ex-Federazione dei Verdi.
Veltroni e Prodi, all'indomani delle primarie gioiscono e si lanciano in disgustosi proclami: "non sarà un partito delle correnti o del leader ma delle persone", nasce "un partito che raccoglie la sfida di rinnovare la politica", "abbiamo portato la politica alla gente da cui arriva una richiesta di unità, coesione e buona politica". Disgustosi perché: non sarà un partito delle correnti, ma al suo interno ce ne sono almeno due che hanno un peso politico rilevante, quella socialista e quella democristiana, e di certo la tensione esploderà nel momento in cui si dovrà decidere se aderire al Partito Socialista Europeo o al Partito Democratico Europeo; non sarà un partito del leader, ma di certo sarà un partito con un direttivo "oscuro" forte, in quanto pare poco probabile che D'Alema, Fassino, Amato, Rutelli, Prodi, Dini, Follini, Letta e gli altri signori della Sinistra si facciano improvvisamente da parte; sarà un partito che raccoglie la sfida di rinnovare la politica, ma lo fa annoverando tra le sue fila esponenti della Prima Repubblica del calibro di Amato, De Mita e Occhetto, solo per citarne alcuni. Avrete anche portato la politica alla gente, ma la vera sfida sarebbe stata quella di portare la gente alla politica!
Un ultima considerazione prima di chiudere.
Guardare al panorama politico italiano a partire dal 1992 può apparire un scelta "ingenua", in quanto si finisce per trascurare tutta l'epoca della Prima Repubblica di cui la Seconda Repubblica è una diretta emanazione più che un modello alternativo. Ma anche volendo partire dal periodo della Costituente, cioè dal 1947, si cadrebbe in errore in quanto per comprendere gli attuali sviluppi politico-istituzionali del nostro Paese sarebbe necessario far partire l'analisi almeno dal periodo precedente all'unità d'Italia. La mia scelta analitica è volta a semplificare il quadro d'analisi e a rendere meno corposo l'intervento. Un altro modello d'analisi parallelo a quello scelto avrebbe dovuto prendere in considerazione l'importanza della massoneria in Italia, vero centro di confluenza degli interessi politici, economici, finanziari e militari del Paese ed in particolare della Loggia Propaganda 2, meglio nota come P2, e dell'uomo che più di ogni altro ha influenzato la vita politica della nazione dal 1969 ad oggi, Licio Gelli. Il programma della P2 infatti prevedeva, tra l'altro, di portare il Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell'esecutivo, separare le carriere dei magistrati, rompere l'unità sindacale e abolire il monopolio della RAI. Non vi sembra che i governi della Seconda Repubblica siano quantomeno in linea con il programma della P2? Rileggere la Storia della Politica italiana dagli anni di Piombo sino ad oggi tenendo in primo piano l'attività della P2, i suoi legami con la CIA ed i Servizi Segreti italiani, col terrorismo di matrice politica, gli interessi economici dei suoi membri, i mutamenti politico-istituzionali seguiti a Tangentopoli sarebbe un esercizio di notevole importanza storica. Non tutte, ma molte delle questioni irrisolte circa gli avvenimenti salienti della storia del nostro Paese degli ultimi decenni, troverebbero delle risposte.
Un ultima considerazione prima di chiudere.
Guardare al panorama politico italiano a partire dal 1992 può apparire un scelta "ingenua", in quanto si finisce per trascurare tutta l'epoca della Prima Repubblica di cui la Seconda Repubblica è una diretta emanazione più che un modello alternativo. Ma anche volendo partire dal periodo della Costituente, cioè dal 1947, si cadrebbe in errore in quanto per comprendere gli attuali sviluppi politico-istituzionali del nostro Paese sarebbe necessario far partire l'analisi almeno dal periodo precedente all'unità d'Italia. La mia scelta analitica è volta a semplificare il quadro d'analisi e a rendere meno corposo l'intervento. Un altro modello d'analisi parallelo a quello scelto avrebbe dovuto prendere in considerazione l'importanza della massoneria in Italia, vero centro di confluenza degli interessi politici, economici, finanziari e militari del Paese ed in particolare della Loggia Propaganda 2, meglio nota come P2, e dell'uomo che più di ogni altro ha influenzato la vita politica della nazione dal 1969 ad oggi, Licio Gelli. Il programma della P2 infatti prevedeva, tra l'altro, di portare il Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell'esecutivo, separare le carriere dei magistrati, rompere l'unità sindacale e abolire il monopolio della RAI. Non vi sembra che i governi della Seconda Repubblica siano quantomeno in linea con il programma della P2? Rileggere la Storia della Politica italiana dagli anni di Piombo sino ad oggi tenendo in primo piano l'attività della P2, i suoi legami con la CIA ed i Servizi Segreti italiani, col terrorismo di matrice politica, gli interessi economici dei suoi membri, i mutamenti politico-istituzionali seguiti a Tangentopoli sarebbe un esercizio di notevole importanza storica. Non tutte, ma molte delle questioni irrisolte circa gli avvenimenti salienti della storia del nostro Paese degli ultimi decenni, troverebbero delle risposte.



Nessun commento:
Posta un commento