Da anni mi interrogo su cosa sia la Democrazia. Etimologicamente il lemma è formato dalle parole greche demos -> popolo e cratos -> potere, dunque governo del popolo. Le origini del termine risalgono ad oltre duemila anni fa, in quanto già Erodoto lo utilizzò nel V secolo Avanti Cristo. Tuttavia esso si rivela come uno dei significanti più dinamici del nostro universo simbolico, in quanto nel corso dei secoli, pur mantenendo una coerenza formale, ha conosciuto tutta una serie di mutamenti sostanziali. Dall'esperienza democratica ateniese alla concettualizzazione aristotelica, dalla riscoperta cinquecentesca della tradizione classica della filosofia politica al periodo della rivoluzione giacobina in Francia sino a giungere ai moderni sistemi di democrazia rappresentativa. Il passato mi è utile per capire come si arrivati a, il presente mi sta a cuore perché è vivendo e agendo in esso che posso sperare in un futuro migliore. Per questo voglio concentrarmi un attimo sulle attuali forme democratiche, tralasciando le sue seppur interessantissime manifestazioni passate.Una democrazia rappresentativa è gestita in forma indiretta dal popolo attraverso i propri rappresentanti.Quello della rappresentanza era uno strumento necessario allo sviluppo democratico moderno. Era, ma non lo è più del tutto e presto non lo sarà più per niente. Lo era alla fine del 1700, in un contesto nel quale il mezzo principe per la divulgazione delle idee era la carta stampata; nel quale solo nobili e canonici avevano accesso all'istruzione mentre la maggior parte della popolazione viveva nell'ignoranza e in regime di povertà. In quel periodo era necessario che a gestire il popolo ci fosse una rappresentanza di esso, costituita da uomini capaci di guidare le masse.
Ma oggi, in un mondo caratterizzato non più dalla lentezza ma dalla immediatezza just in time della divulgazione delle idee grazie ai moderni mass media, internet in particolar modo e da un sempre maggior livello di istruzione del cittadino medio, la rappresentanza mostra segni di affaticamento e si avvia a lenti passi verso un meritato pensionamento. Sta per arrivare il momento della democrazia diretta. Ogni giorno che passa guardiamo sempre più sbigottiti quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti accapigliarsi su argomenti di cui noi non avvertiamo l'utilità. Si disputano poltrone e favori, potere, voti. Discutono di alleanze mentre scherzano con le soubrette in tv, aprono blog per informarci dei loro passatempi o per rispondere alle provocazioni di chi li manda a fare in culo. Siamo stanchi di loro. Giorno dopo giorno ci rendiamo conto che non dovrebbero trovarsi li, ma a fare tutt'altro da tutt'altra parte. C'è gente valida in Italia che lotta per cercare uno spazio in cui agire per il bene proprio e del proprio Paese, ma a cui non si danno ne i mezzi ne gli spazi necessari. Che senso hanno al giorno d'oggi i partiti e la partitocrazia? Cadute tutte le ideologie, in un'epoca che definiamo post-moderna e che caratterizziamo proprio con il diniego delle grandi meta-narrazioni e con la secolarizzazione, cosa e chi rappresentano i partiti politici? Da più parti in questi giorni si invoca una discesa in campo di Beppe Grillo, ma chi lo fa poco o nulla ha compreso della battaglia di cui il comico genovese si è fatto portavoce. Basta alla partitocrazia! Non serve un anti-partito che entri nel sistema per destabilizzarlo. Ciò che appare impellente oggi, ma che si realizzerà con forza devastante in futuro, è il passaggio ad una forma di democrazia diretta, nella quale saremo noi cittadini a porre i problemi e a trovare le soluzioni. Di volta in volta le comunità, o l'intero Paese, esprimeranno da sé i propri bisogni e di volta in volta i più competenti per materia troveranno una soluzione che dovrà poi essere vagliata dalla comunità che il problema ha posto, o dall'intera Nazione. Dobbiamo smetterla di sostenere i partiti e cominciare a convogliare le nostre forze verso le iniziative che riteniamo meritevoli e giuste, di volta in volta, senza badare alla bandiera di chi propone, ma concentrandoci piuttosto sulla validità della proposta stessa.
Per questo mi è parso giusto appoggiare il V-Day proposto da Grillo sull'onda dello sdegno popolare diffuso nei confronti di una classe politica avulsa dalla nostra realtà che nel suo blog ha trovato una valvola di sfogo, e per questo mi sembra ora opportuno sostenere il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas-petrolifere in Sicilia e la sua lotta contro lo sfruttamento petrolifero nel Val di Noto (Val sta per Vallo, antica denominazione di epoca arabo-normanna che indicava le unità amministrative in cui la Sicilia era divisa). Il Val di Noto corrisponde geograficamente alla punta sud dell'isola e comprende alcuni territori delle provincie di Ragusa, Siracusa e Catania. Dal 2002 otto città del comprensorio, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Ragusa, Scicli e Palazzolo Acreide, sono entrati nella lista dei patrimoni dell'umanità stilata dall'UNESCO in quanto siti che rappresentano il culmine dell'arte e del barocco europeo. Un'occasione irripetibile per la mia terra, che potrebbe sfruttare le proprie risorse paesaggistiche e culturali per un rilancio dell'economia autoctona in chiave turistica. Ma.
Le amministrazioni locali, in particolar modo quella regionale centrale, piuttosto che recepire l'opportunità e tentare la strada di uno sviluppo consono alla nostre radici e alle nostre risorse, hanno deciso di puntare sulla via più facile e di più immediata redditività, ossia sullo sfruttamento del sottosuolo e sulla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi. Il 3 Luglio 2000 il parlamento siciliano recepisce una Direttiva Comunitaria del Parlamento Europeo, la 94/22/CE "relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi", ed emana la Legge Regionale n. 14. Nell'Ottobre del 2003, in seguito a tale legge, viene emanato il Disciplinare Tipo che in sostanza concede carta bianca alle compagnie petrolifere. Come si legge nel Disciplinare infatti "la concessione comprende anche il diritto a costruire, esercitare e mantenere un sistema, parziale o completo, di serbatoi e di condotte. [...] Tale sistema può comprendere, fra l'altro, le stazioni di spinta iniziali o intermedie e i relativi serbatoi, macchinari annessi, le condotte principali e secondarie". Così nel Marzo del 2004, in seguito ad una richiesta di permessi, l'Assessore all'Industria Marina Noè firmò i Decreti che concessero le autorizzazioni a quattro compagnie petrolifere: ENI, SARCIS, EDISON e PANTHER RESOURCES. Tre atti amministrativi che in pratica hanno segnato il destino di 1603 kmq, ossia del 6,2% dell'intero territorio regionale, destinando di fatto una zona universalmente riconosciuta come tra le più belle dell'umanità a diventare un'intricata e desolata rete di trivelle, condotte, aria malsana e acque reflue tossiche. Eppure non occorre guardare chissà dove per vedere quali effetti un siffatto tipo di sfruttamento del territorio possa avere. Abbiamo già distrutto la splendida litoranea di Augusta con gli insediamenti petrolchimici di Priolo. E nelle giornate limpide e possibile vedere dalla splendida Valle dei Templi di Agrigento i fumi degli stabilimenti di Gela. A cosa servono allora i miliardi stanziati per l'aeroporto di Comiso? Quale turismo si vuole incrementare con quell'opera? Di questo passo non ci sarà più nulla da vedere! A voler pensar male si potrebbe pensare anzi che l'aeroporto più che ai flussi turistici servirà da base per i collegamenti necessari alle industrie petrolifere.
Sino ad oggi la mobilitazione popolare, sostenuta da parte delle amministrazioni locali e dalle associazioni ambientaliste, ha impedito l'inizio dei lavori. Ma occorre un segnale forte da parte delle Istituzioni.
Siamo stanchi delle parole, vogliamo i fatti! E poi come si fa a concedere delle autorizzazioni senza che siano stati presentate delle dettagliate valutazioni di impatto ambientale?
Il Presidente Don Totò Cuffaro continua a sostenere di voler fermare questo scempio. Mandiamo un pesciolino ciascuno a don Totò, dicono che il fosforo aiuti la memoria e il pesce ne contiene tanto! Chi era a capo dell'Assemblea Regionale nel 2000, nel 2003 e nel 2004? Mi sembra di ricordare che fosse proprio lui. Perché se come dice è contrario alle trivellazioni nella Sicilia sud-orientale, ha permesso l'emanazione di quegli atti che hanno condotto alla attuale situazione. Non è che il buon Totò stia assecondando la corrente prodotta dalla protesta in attesa che questa perda forza e si esaurisca? Il dubbio sorge allorché il nostro Presidente asserisce di voler emanare un atto legislativo "che chiuda definitivamente la questione e impedisca le trivellazioni nell'area del Val di Noto" e di volerlo fare entro la fine di questo mese. Gesto nobile se non fosse che già da tempo la situazione si sarebbe potuta risolvere con una semplice lettera motivata!
Come fatto notare da Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale UNESCO per l'Italia, basterebbe che la Regione scrivesse una lettera in cui revoca le concessioni, specificandone le motivazioni, per bloccare tutto. Non servono leggi ad hoc quindi, ma una semplice lettera. Ad onor del vero una prima missiva è stata stilata lo scorso Gennaio dalla Regione ed ha lasciato il palazzo dell'Ars in Marzo. Ma non contenendo le motivazioni è stata di fatto invalidata da una recente sentenza del TAR. E' possibile, mi chiedo, che con tutto il fior fiore di giuristi e notabili che compongono la staff dell'Assemblea regionale non ce ne fosse uno consapevole del fatto che quella lettera di revoca dovesse contenere delle motivazione per essere valida? I sospetti di una forte collusione tra politica regionale e petrolieri mi attanaglia sempre più.
Ad essere minacciata è la nostra Terra, la nostra identità culturale, il nostro patrimonio. Le energie rinnovabili sono l'unica via possibile verso uno sviluppo sostenibile per l'intero genere umano. Il petrolio è il passato, padre di un'epoca prossima al collasso, dell'utilitarismo, dello sfruttamento insensato alla ricerca del maggior profitto. Un'era che ha mostrato e mostra le sue insanabili contraddizioni e che rischia di gettarci nel caos di un dopo dai contorni ancora troppo incerti per essere delineati ma che tuttavia dobbiamo prepararci ad affrontare, e in modo serio. Così come in altre parti del nostro antico Paese, il viatico per un futuro migliore risiede nel passato e in ciò che esso ci ha donato. Dobbiamo imparare a gioire delle nostre ricchezze e, quando possibile, a sfruttarle in maniera sensata e non deleteria. Il turismo dovrebbe essere per una Regione ricca di tradizione e cultura come la nostra l'elemento trainante dell'economia locale. Come anche le colture tipiche e i prodotti locali. Non commettiamo l'errore commesso dai popoli del Medio Oriente. Quanti di noi si ricordano che l'odierna Baghdad un tempo era Babilonia e che la penisola arabica era la ricca e fiorente Mesopotamia? Da quando il nero del petrolio ha cominciato a sgorgare da quelle terre ha ricoperto il passato con la sua coltre opaca, relegandolo in un tempo a-storico e cancellando tutto ciò che sino ad allora era stato. Non permettiamo che accada lo stesso alla nostra Terra!



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