
L'8 Agosto è per il popolo birmano una data storica. Proprio in quel giorno nel lontano 1988 ebbe inizio un'insurrezione nazionale il cui fine era la democrazia, in opposizione al regime militare istituito nel 1962 a seguito di un colpo di stato dal generale Ne Win, nota come Rivolta 8888. Le proteste furono represse dal Tatmadaw, le forze armate birmane, che tinsero le strade col rosso del sangue di oltre 3.000 birmani. Un sacrificio che non si rivelò inutile e che spinse Ne Win alle dimissioni e portò nel 1990 alle prime elezioni libere dopo oltre trent'anni. A trionfare fu il NLD (Lega Nazionale per la Democrazia) guidato da Aung San Sun Kyi, icona della Rivolta 8888 e figlia di Aung San, padre della Repubblica birmana. Ma la schiacciante vittoria elettorale fu resa vana dall'intervento del generale Saw Maung, che con un ennesimo colpo di Stato era succeduto a Ne Win, il quale si rifiutò di cedere il potere e spalleggiato dall'esercito rovesciò l'assemblea popolare e pose agli arresti Aung San Sun Kyi e altri leader del NLD. Nel tentativo di ingraziarsi le numerose minoranze etniche presenti sul territorio, la giunta militare cambiò la denominazione dello Stato da Birmania a Myanmar. A tutt'oggi la giunta militare controlla le sorti del Paese.
L'8 Agosto di quest'anno, in concomitanza con le celebrazioni non autorizzate in ricordo della Rivolta 8888, ha avuto inizio in Myanmar una nuova insurrezione popolare, scaturita dall'esorbitante aumento del prezzo del carburante. Stavolta al fianco degli studenti e degli oppositori politici del regime militare a scendere sulle strade e a guidare la protesta sono i monaci buddisti che, stanchi dei continui soprusi perpetrati ai danni del popolo birmano, hanno deciso di mettere in atto una protesta ispirata al principio della non violenza. Migliaia di bonzi hanno invaso le strade di Rangoon (o Yangon, com'è stata ribattezzata dalla giunta militare), centro nevralgico del Paese, e delle altre città birmane per manifestare il loro dissenso sostenuti dal popolo che si è stretto ai fianchi del lungo cordone rosso onde evitare gli attacchi del Tatmadaw al corteo. La protesta prosegue a ondate e recentemente anche le monache buddiste hanno aderito. Il regime ha dapprima tollerato la protesta, condizionato soprattutto dall'attenzione mediatica mondiale. Grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa, internet in primis, la protesta ha valicato i confini del Myanmar irrompendo con un potente impatto visivo-simbolico nelle nostre case. Per non peggiorare quindi la propria immagine nei confronti della comunità internazionale i generali hanno deciso per la linea del non intervento. Ma il forte impatto che la protesta ha avuto sulle coscienze occidentali ha spinto il regime ad oscurare la rete tagliando le linee telefoniche internazionali così da poter intervenire militarmente contro il proprio popolo. Nottetempo reparti dell'esercito si sono introdotti nei monasteri buddisti picchiando i monaci e intimidendoli nel tentativo di bloccare la loro partecipazione alla protesta. Non ottenendo risultati di rilievo, l'esercito ha cominciato a sparare ad altezza uomo sui cortei uccidendo monaci e civili in numero da accertare. Numerosi oppositori politici del regime sono stati posti sotto arresto.
<< Vogliamo la riconciliazione nazionale, il dialogo con i militari e la libertà per Aung San Sun Kyi e gli altri prigionieri politici >> hanno urlato i religiosi nei loro cortei, esortando a più riprese l'intervento delle Nazioni Unite, riunito proprio in questi giorni in seduta plenaria presso il Palazzo di Vetro a New York. Per tutta risposta l'ONU manda un suo emissario, Ibrahim Gambari, a "sondare" la situazione.
Sondare?
Un Popolo intero chiede l'intervento della più importante istituzione internazionale affinché un principio fondamentale come quello dell'autodeterminazione di un popolo venga rispettato, e loro mandano un emissario a sondare? A sondare cosa? Sono anni che il regime militare birmano calpesta il proprio popolo e a ragione, secondo me, sino ad oggi nessuno è intervenuto. A ragione perché proprio in base a quel fondamentale principio di autodeterminazione dei popoli, enunciato dall'illuminato statista statunitense Woodrow Wilson in occasione della stipula del Trattato di Versailles nel 1919, nessuno può arrogarsi il diritto/dovere di intervenire nelle questioni interne ad una Stato, quale che sia il regime che lo caratterizza, sin tanto che non sia il popolo a richiedere un aiuto esterno. Adesso sono i birmani a chiedere l'intervento delle Nazioni Unite e l'Onu invece che mandare immediatamente delle forze a sostegno di questa gente che da anni soffre in balia di un regime dispotico, manda un emissario a sondare la situazione. Io sono personalmente contrario all'intervento armato e ai conflitti, ma in questo caso si tratta di difendere delle persone, non di attaccare. In questi casi e solo in questi, trovo che l'intervento militare sia giusto e dovuto. In Myanmar la gente sta morendo per le strade, fucilata dall'esercito, picchiata a morte, arrestata, torturata.
Dove sono quei fautori ed esportatori della democrazia che sino ad oggi non hanno esitato ad intervenire anche là dove invece non avrebbero dovuto? Nessuno dice che l'intervento in Iraq era ed è del tutto ingiustificato! Non che Saddam Hussein fosse un santo. Era un dittatore che teneva sotto scacco il suo popolo. Ma fintanto che quel popolo non avesse chiesto l'aiuto della comunità internazionale, come invece accade oggi in Myanmar, nessuno si sarebbe dovuto arrogare il diritto di destituirlo. Ovviamente ci si nasconde dietro la scusa della lotta al terrorismo. Ma è ridicolo! E' come se negli anni settanta in Italia, gli anni di piombo, gli americani o chi per loro avessero bombardato il nostro Paese per bloccare il terrorismo rosso. Nessuno dice che gli attentati continui in Iraq non sono perpetrati dai terroristi, non tutti almeno. La maggior parte degli attacchi alle truppe Alleate viene messo in atto dal popolo iracheno che avverte quelle truppe come invasori! Quanti sanno che ad aiutare Saddam Hussein a conquistare il potere in Iraq sono stati gli americani? Quanti sanno che erano gli americani ad equipaggiare l'esercito iracheno? Quanti sanno che il dittatore iracheno è stato condannato all'impiccagione per aver ucciso 148 estremisti islamici? Quegli stessi estremisti islamici che oggi sono i nemici degli States! E ancora in quanti sono a conoscenza del fatto che si è deciso di impiccare Saddam per questo reato prima che potesse essere sottoposto a processo per la strage di Halabaja, in cui in realtà non aveva alcuna responsabilità, per nascondere invece le responsabilità degli americani? Al di la del fatto se sia vero o meno che l'attentato alle torri gemelle sia stato opera di Al Qaeda, la lotta al terrorismo non si conduce invadendo un Paese! Si porta avanti col lavoro d'intelligence e con interventi militari mirati, che colpiscano le cellule terroristiche e non un intero popolo! In Iraq di terroristi non ce n'erano, perché lo stesso Saddam Hussein osteggiava Osama Bin Laden e la sua organizzazione! E allora perché l'invasione dell'Iraq? Perché il territorio iracheno si trova in una posizione strategica per gli americani, che da li potranno muoversi con facilità verso tutto il Medio Oriente: verso la Siria, l'Iran, l'Afghanistan, l'Arabia Saudita, il Libano e la Giordania, nemici storici degli Stati Uniti nella lotta al controllo delle risorse petrolifere. E' questa la vera ragione dell'intervento in Iraq, la lotta per il controllo delle risorse petrolifere! Vi siete mai chiesti perché Al Qaeda? Sapete chi è Bin Laden? Bin Laden appartiene ad una dinastia di importantissimi petrolieri, non è un pastore di capre! Al Qaeda nasce per osteggiare il controllo occidentale sulle risorse petrolifere del Medio Oriente. Questa gente che noi chiamiamo terroristi lotta per poter disporre a proprio piacimento delle proprie risorse. Che fareste voi se qualcuno vi sottraesse le vostre risorse senza averne alcun diritto? Lo lascereste fare indisturbato? E' ovvio che non intendo difendere i modi in cui questa lotta viene portata avanti. Per nessuna ragione privare della vita un essere umano può essere giustificabile. E portare la lotta sul versante della religione, fomentando l'odio interrazziale è vergognoso. Però ne comprendo e condivido le ragioni.
Ancora una volta a muovere gli ingranaggi della politica internazionale è la lotta per il Potere.
Ecco perché non si è ancora intervenuti in Myanmar e perché forse non si interverrà. Perché la giunta militare birmana può avvalersi del sostegno della potente e vicina Cina. La comunità internazionale teme una reazione cinese. Non tanto sul piano militare, la Cina non sarebbe così sprovveduta da mettere in moto una Terza Guerra Mondiale, quanto su quello economico. Quella cinese è già la prima potenza economica mondiale e osteggiare gli interessi cinesi potrebbe causare il collasso dell'economia mondiale. Ecco il vero motivo per il quale invece che intervenire a sostegno di un popolo che invoca l'aiuto della comunità internazionale si preferisce "sondare".
Solidarietà e onore al popolo birmano!
Chiediamo ai nostri rappresentanti di sostenere il popolo birmano nella sua lotta. No alle sanzioni e all'embargo che colpirebbero un popolo già martoriato e non i suoi padroni! L'embargo e le sanzioni sono strumenti utili a fomentare od accrescere il malcontento nella popolazione che ne subisce le conseguenze al fine di provocare una reazione contro il regime. In Myanmar queste sanzioni non avrebbero senso! Il popolo birmano è già sceso in piazza contro i propri tiranni e invoca il nostro aiuto!
Se i nostri rappresentanti sono troppo presi dalle questioni di potere per poter rispondere all'appello del popolo birmano, noi possiamo far sentire la nostra voce. Ciascuno di noi può farlo tramite il sito di Amnesty International firmando la petizione on-line indirizzata ai membri della giunta birmana. Invadiamoli con le nostre richieste, facciamo sentire le nostre voci. Operiamo attivamente e democraticamente a sostegno di un popolo che chiede il nostro aiuto.
Facciamolo ora!
Firma l'appello per fermare la repressione



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