<< Un romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l'azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l'uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che lascia ristagnar l'acqua e il formarsi di pozze >>
(Stendhal, Il rosso e il nero)
La settimana che ci siamo da poco lasciati alle spalle è stata agitata da due polemiche sorte attorno alle parole di due esponenti della nostra classe politica.
Il Rosso, Francesco Caruso deputato eletto nelle liste del Prc (Rifondazione Comunista) ha duramente attaccato le riforme che in anni recenti hanno contribuito a cambiare il mercato del lavoro. Il Nero, Giancarlo Gentilini vice-sindaco Leghista del comune di Treviso, si è scagliato con inaudita violenza verbale contro gli omosessuali.
Ambedue avevano in mente un'idea, entrambe giuste e condivisibili, ma non appena hanno aperto bocca per dar fiato hai loro pensieri hanno cominciato a vomitare str...ate.
Interpellato circa l'inarrestabile aumento delle morti sul lavoro, il Rosso ha asserito che gli "assassini" << sono Treu e Biagi, le cui leggi hanno armato le mani dei padroni, per permettere loro di precarizzare e sfruttare con maggiore intensità la forza lavoro e incrementare in tal modo i loro profitti, a scapito della qualità e della sicurezza del lavoro >>. Le parole di Caruso hanno scatenato l'immediata reazione dei nostri onorevoli rappresentanti. Tutti, senza distinzione di appartenenza politica, hanno stigmatizzato con forza l'intervento del deputato Rosso, tanto da costringerlo ad una rettifica. << Non ho mai accusato nessuno di essere un assassino. Non volevo offendere chi ha sofferto e soffre ancora. Penso che sarebbe giusto però abrogare le leggi dei due giuslavoristi che hanno reso assai più precarie le condizioni di lavoro >>. I media hanno cavalcato l'onda lunga della polemica. Giornali e telegiornali hanno dato grande risalto al dibattito sorto attorno alle parole di Caruso, mentre hanno relegato in un trafiletto la notizia dell'attacco di Gentilini contro gli omosessuali, lasciandola urlare nel silenzio.
Intervistato dall'emittente privata Rete Veneta circa il problema della prostituzione e degli incontri occasionali tra omosessuali che si svolgerebbero in un parcheggio della città sotto gli occhi dei passanti, il Nero ha tuonato
<< Vadano in altri capoluoghi. Darò subito disposizioni alla mia comandante ( dei vigili urbani, ndr ) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. Devono andare il altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è alcuna possibilità per culattoni e simili >>. Essendo un modesto amministratore locale, Gentilini non dispone di un entourage parlamentare, motivo per cui nessuna rettifica è giunta dal vice-sindaco leghista e a prenderne le parti è stato il sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo che ha puntualizzato che vi è nel capoluogo veneto un problema di decoro pubblico, in quanto proprio sotto gli occhi dei residenti della zona e dei passanti si svolgono quotidianamente in un parcheggio incontri sessuali occasionali, scambi di coppia e prostituzione, sia tra omosessuali che tra eterosessuali, asserendo che il problema non riguarda dunque solo e tanto gli omosessuali quanto piuttosto il decoro della città e che, nonostante i toni, lo sfogo di Gentilini è comprensibile.
Non mi stupisco che i media nel nostro paese amplifichino una polemica come quella sorta attorno alle parole di Caruso e lascino passare quasi sotto silenzio l'ignominia della frase di Gentilini, ma mi indegno!
Mi indegno perché invocare una pulizia etnica di hitleriana memoria dovrebbe costituire reato! Mi indegno perché nessuno, o comunque troppo pochi si indegnano di fronte ad una affermazione tanto grave! Mi indegno perché Gentilini non viene rimosso dalle sue cariche e dalle sue mansioni. Uno Stato civile, come dovrebbe essere il nostro, non dovrebbe annoverare tra le fila dei propri rappresentanti un simile uomo! Quella di Gentilini è istigazione a delinquere. Se in questi giorni a Treviso uomini o donne omosessuali subiranno ingiustizie, saranno vittima di pregiudizi, di pestaggi, di violenza verbale o discriminazione Gentilini ne sarà il responsabile. Non è possibile tollerare e mostrare indifferenza di fronte a simili affermazioni. E invece...
E invece questa è l'Italia!
L'Italia, patria dell'Ipocrisia. Quell'Italia in cui è concesso attaccare una minoranza senza potere e rimanere impuniti, ma in cui non è possibile neanche sfiorare gli interessi dei potenti. Quell'Italia nella quale puoi invocare una pulizia etnica ma nella quale non puoi permetterti di contestare un abuso. Quell'Italia dei potenti che manovrano, degli interessi che impongono, dei sotterfugi e delle manovre, delle manipolazioni dell'opinione pubblica a favore di o contro chi.
Caruso, come Gentilini, è un imbecille (che noi imbecilli stipendiamo!). Le sue parole su Treu e Biagi sono senza dubbio stigmatizzabili e ignobili. E stupide. Ma la querelle sorta attorno alle sue parole dimostra come la classe politica che dovrebbe rappresentarci TUTTI, in realtà fa gli interessi di pochi. E, guarda caso, quei pochi sono sempre i potenti. Destra e Sinistra divise su tutto, trovano immediatamente un tacito accordo non appena venga sfiorato un interesse che riguardi loro o i loro amici. Hanno manifestato la loro indignazione di fronte alle affermazioni del deputato di Rifondazione, ma non tanto per il loro contenuto, preso a pretesto, quanto piuttosto perché sanno bene che il loro compito è quello di spegnere sul nascere qualsiasi polemica possa intaccare gli interessi di chi gli concede di governare e detenere il potere. Gli omosessuali non hanno potere. Gli industriali, i finanzieri e gli imprenditori si.
Biagi e Treu non sono degli assassini. L'unico torto loro imputabile è quello di aver dato vita a delle riforme di parte, che hanno avvantaggiato i datori di lavoro a scapito dei lavoratori. Ma non sono i depositari unici di un tale errore. Loro hanno redatto un testo di legge che è passato all'esame delle due Camere, è stato oggetto di un serrato dibattito sia in sede istituzionale, con l'intervento dei sindacati e delle associazioni di categoria, sia in sede sociale. La responsabilità va ripartita in eguale maniera tra tutti gli attori di questo dramma. In un qualsiasi momento del suo iter istituzionale essa sarebbe stata modificabile. La Sinistra, allora all'opposizione, avrebbe potuto presentare emendamenti e opporsi con gli adeguati strumenti politici all'approvazione del testo di legge. I sindacati avrebbero potuto mobilitare le piazze, così come hanno fatto con successo per impedire la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (che prevede il ricorso all'istituzione giudiziaria per il reintegro nel posto di lavoro del lavoratore licenziato senza giusta causa). Noi e i nostri padri avremmo potuto far sentire la nostra voce invece che rimanere immobili nel nostro sterile silenzio. A distanza di quattro anni dalla sua entrata in vigore la legge Biagi ha mostrato la sua inefficienza e tutto quello che si sente in Italia è un leggero brusio di malcontento.
Prima di andare oltre mi preme sottolineare come sia stato da più parti fatto notare come sia stato affibbiato il nome di "Legge Biagi" a qualcosa di ideologicamente simile a quanto proposto dal giuslavorista bolognese, ma sostanzialmente molto diversa da ciò egli auspicava. Ma allora perché la 30/2003 porta il nome del professore bolognese? A me un sospetto è balenato e vorrei palesarlo. Come tutti sappiamo Marco Biagi venne assassinato dalle Nuove Brigate Rosse nel marzo del 2002. Prima di allora Biagi era un consulente de Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per lo più sconosciuto al grande pubblico. Si parlava in quegli anni della nascente riforma del mercato del lavoro ma mai ad essa era stato accostato il nome di Biagi. La lotta tra Governo e sindacati era molto serrata. Non ricordo un periodo di maggior mobilitazione sociale. Le piazze d'Italia erano piene di uomini e donne che lottavano contro la modifica dell'art.18 e contro l'approvazione di quella che sarebbe poi stata la "Legge Biagi". Perché si è riusciti a bloccare i tentativi di modifica dell'art.18 e non l'approvazione della legge 30/2003? A mio avviso la risposta è quantomai semplice ed immediata. L'Italia è la patria dell'Ipocrisia, non dimentichiamolo. La morte di Biagi è stata strumentalizzata da chi oggi grida allo scandalo ogni qual volta venga avanzata la proposta di modificare la legge che porta (impropriamente) il suo nome. Si è fatto di Biagi un martire e della 30/2003 una sacra reliquia emanazione del suo spirito, tanto che non è oggi possibile parlarne male senza essere accusati di blasfemia. A voler pensare male la morte di Biagi non poteva avvenire in momento più propizio per i sostenitori della 30/2003. Ogni discussione è stata accantonata, ogni critica è stata messa a tacere, ogni ostacolo è stato rimosso e il testo di legge ha solcato a vele spiegate l'iter istituzionale per giungere ad una rapida promulgazione. Appare quanto meno singolare il fatto che pochi mesi prima Biagi avesse chiesto ed ottenuto una scorta dal Ministero dell'Interno per timore di attentati da parte dell'estremismo di sinistra da cui più volte aveva subito minacce, e che la stessa gli fosse stata successivamente tolta dall'allora Ministro dell'Interno Claudio Scajola (Forza Italia). Appare singolare il fatto che Biagi fece successivamente analoga richiesta al Ministero del Lavoro preso cui operava e che l'allora Ministro Roberto Maroni (Lega Nord) decise di non accordargli nessuna protezione. Troppe coincidenze! Perché nessuno ha il coraggio di porsi queste domande e di porle ai diretti interessati? Anche la celerità con cui i nostri servizi segreti assicurarono alla giustizia gli attentatori di Biagi appare quantomeno sospetta. Troppi quesiti attendono e forse attenderanno invano una risposta, troppi dubbi sentono la necessità di essere fugati da una trasparenza etica che nel nostro Paese latita.
La legge 30/2003 "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro" è stata varata del secondo gabinetto Berlusconi nell'ottica di una più generale riforma del mercato del lavoro, con l'intento dichiarato di rendere più flessibile in ingresso il mercato del lavoro e aumentare il tasso di occupazione (1.000.000 di nuovi posti di lavoro! Ricordate il "Contratto con gli italiani"?). Per fare ciò la legge prevede, per le aziende che decidono di introdurre le nuove forme contrattuali previste dal testo di legge, il beneficio di sconti contributivi e fiscali e la possibilità di un ricambio più frequente del personale allorché questo si dimostrasse inadeguato.Da un punto di vista squisitamente statistico, la legge sembra aver raggiunto uno scopo sociale di notevole portata. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è infatti sceso al livello del 1992.
Un risultato encomiabile se non fosse che...
Se non fosse che le statistiche bisogna imparare a leggerle! Tirare fuori un dato indicizzato come l'occupazione senza tener conto di altri dati ad esso strettamente correlati, come produttività delle aziende e potere d'acquisto e stabilità lavorativa percepita del lavoratore non ha senso alcuno. Un Paese in cui diminuisce il tasso di disoccupazione dovrebbe essere un Paese in crescita economica, come la Spagna di Zapatero. Ma per la nostra Italia non è così! I dati aggregati raccolti periodicamente dall'Istat dimostrano inequivocabilmente come l'aumento del tasso di occupazione non sia stato accompagnato da un aumento della produttività delle aziende né accompagnato da una crescita media pro capite della povertà per lavoratore. In parole povere ciò vuol dire che le aziende continuano a produrre la stessa quantità di ricchezza che producevano prima della riforma ma che le condizioni dei lavoratori non sono cambiate se non in peggio. E il motivo è molto semplice. La flessibilità da essa introdotta non è stata accompagnata da una adeguata riforma degli ammortizzatori sociali, facendo si che il lavoro flessibile si tramutasse in lavoro precario.
Gli sgravi contributivi e fiscali di cui godono le aziende hanno scaricato il loro peso sulle spalle del lavoratore che, rispetto ad un collega con contratto tipico, ha un accantonamento pensionistico inferiore, percepirà cioè una pensione con cui sarà impossibile anche solo sopravvivere degnamente. Non solo. Retribuzioni e livello di qualifica sono spessissimo inadeguate e non proporzionate al livello di istruzione delle nuove generazioni sempre più qualificate. Ma il problema fondamentale posto dalla legge riguarda l'instabilità lavorativa e i suoi effetti sulla sicurezza percepita dal lavoratore. Le nuove forme contrattuali istituzionalizzate dal testo di legge, come il job on call (lavoro a chiamata), i contratti a progetto, il lavoro condiviso o lo staff leasing hanno sì permesso una maggiore flessibilità in in ingresso nel mondo del lavoro ma hanno gettato il lavoratore in uno stato di insostenibile incertezza. E' vero, come asserito dai sostenitori della legge, che queste erano tutte forme di lavoro che preesistevano al testo, ma è altresì vero che piuttosto che istituzionalizzarle si sarebbe potuto pensare a nuove forme contrattuali che assicurassero maggiori benefici ai lavoratori. Si sarebbe dovuto assicurare loro garanzie e tutele che invece mancano del tutto. Anche i più fondamentali e inalienabili diritti dei lavoratori, come ferie, malattia, maternità, per ottenere i quali milioni di uomini e donne negli ultimi secoli si sono battuti, sono stati cancellati con noncuranza. Mancano garanzie e tutela. La supposta flessibilità del mondo del lavoro si è di fatto concretizzata nella precarizzazione del lavoro e nello sfruttamento dei lavoratori. La legge 30/2003 si è rivelata una legge di corto respiro, che ha sì reso possibile l'ingresso di nuova forza lavoro sul mercato ma ad un costo troppo alto.
Il vero problema non consiste nel fatto, già di per se gravissimo, che la legge 30/2003 ha tagliato i ponti verso il futuro ad un'intera generazione non consentendo più alla gente di investire le proprie energie nella creazione di un progetto di vita dignitoso in quanto ha reso instabile ed incerto il presente. Quanto piuttosto nel rischio di un vero collasso economico globale. L'incertezza soggettiva di ogni singolo lavoratore si traduce in una minore propensione al consumo che causa il crollo dell'economia di un Paese.
A prima vista le mie precedenti affermazioni potrebbero apparire apocalittiche e potrebbero destare i sorrisi di taluni, eppure gli effetti della precarizzazione hanno in questi giorni investito i mercati mondiali e causato la rovina di milioni di piccoli investitori. L'imputato è la crisi del mercato dei mutui statunitense e il collegamento, anche se non sembrerebbe, è immediato. Negli Stati Uniti il potere dei sindacati è stato ed è storicamente di molto inferiore a quello dei sindacati europei, motivo per cui la flessibilità del mercato del lavoro ha trovato un humus fertilissimo negli States. Da decenni i lavoratori americani si trovano nelle condizioni in cui oggi veniamo a trovarci noi. Questo ha fatto si che gli istituti di credito, come cominciano a fare da noi, abbiano pensato a delle formule nuove di credito al consumo mirate per i precari. In particolare nell'ambito del mercato immobiliare. Hanno concesso mutui ad alto rischio ai lavoratori precari ma, ovviamente, hanno pensato bene di salvaguardarsi scaricando il rischio sul mercato azionario e sugli investitori. I crack Cirio e Parmalat o la crisi dei TangoBond argentini a confronto sono roba da bambini! Quello che gli istituti di credito americano hanno fatto è stato di trasformare il credito concesso in azioni che hanno riversato sui mercati mondiali. Le azioni ad alto rischio fanno gola a molti, soprattutto se presentati in maniera allettante, omettendone i reali rischi, in quanto molto redditizi. Motivo per cui milioni di investitori non solo in America ma anche in Europa ed Asia hanno deciso di investirvi. In questo modo gli istituti di credito si sono messi al riparo, in quanto non solo incassano le rate dei mutui ma recuperano l'intera somma concessa in prestito ancora prima di elargirla vendendo le azioni ad essa correlata. Ma cosa succede se ad un certo punto, come accaduto negli ultimi mesi in USA, le famiglie non riescono più a sostenere la spesa del mutuo? Ebbene succede che le famiglie perdono la casa, che diventa di proprietà della banca; succede che chi ha investito nelle azioni correlate a tali mutui perdano i soldi investiti; succede che per far fronte ad una crisi mondiale le banche centrali continentali, ossia la FED negli States, la BCE in Europa e la Banca Centrale Asiatica siano costrette ad immettere sul mercato 300 miliardi di liquidità con l'effetto di deprezzare la moneta. Succede che in un paio di giorni tra Europa, Stati Uniti ed Asia vengano bruciati miliardi di euro. E le banche? Le banche non perdono nulla, ovvio.
Ciò che è successo nel mercato del credito americano dovrebbe far riflettere sulla convenienza di una eccessiva precarizzazione del lavoro. Ma non dovrebbe fare riflettere la nostra classe politica, che conosce bene i rischi e li accetta in quanto si disinteressa di noi per concentrarsi sui propri interessi. Dovrebbe far riflettere noi! Il vero problema oggi è che mentre noi ancora giochiamo a fare i Rossi e i Neri, istigati da coloro i quali dovrebbero essere i rappresentanti dei NOSTRI interessi, questi signori ci tengono per le palle e ci fanno scagliare come eunuchi gli uni contro gli altri. Sarebbe ora di smetterla di azzuffarci sotto le bandiere di false ideologie morte ancor prima di compiere i primi passi. sarebbe ora di assumersi le nostre responsabilità, di smettere di lamentarci e di cominciare a costruire. A costruire una democrazia che sia davvero rappresentativa, dove la voce di ciascuno di noi abbia il giusto peso, dove le decisioni siano prese dal popolo. Ciò che occorre è un cambio radicale di sistema. Non una rivoluzione, non occorre. Non nel senso proprio del termine. Dobbiamo riprendere in mano il nostro destino, ma per farlo occorre prima un cambio radicale di mentalità. Smettiamo di combatterci sotto l'egida di falsi dei, smettiamo di idolatrare il Rosso e il Nero e cominciamo a stringerci l'un l'altro. Solo allora la forza d'urto dei nostri bisogni avrà la forza necessaria a cambiare questo insostenibile stato di cose.
domenica 12 agosto 2007
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2 commenti:
People should read this.
thanks shaina...;)
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