Well I'm beginning to see the light.
Well I'm beginning to see the light.
Some people work very hard,
But still they never get it right.
Il caso, le coincidenze e, nell'accezione errata diventata oramai di uso comune, il fato o il destino (che in realtà nulla hanno a che fare con l'idea del caso in quanto indicano invero una predeterminazione per cui nulla è casuale)...esistono?
La mia personale convinzione mi porta a propendere per il no. Vi faccio un esempio aiutandomi con le parole di Milan Kundera che così si esprime su Aristotele:
<<L'episodio è un concetto importante della Poetica di Aristotele. Aristotele non ama l'episodio. Tra tutti gli avvenimenti, secondo lui, i peggiori sono gli avvenimenti episodici. L'episodio non è la necessaria conseguenza di ciò che è venuto prima, né la causa di ciò che seguirà; si colloca al di fuori di quella catena causale di avvenimenti che è la storia. E' un semplice caso sterile e può essere eliminato senza che la storia perda il suo chiaro nesso, e che non lascia alcuna traccia duratura nella vita dei personaggi>> (M. Kundera, L'Immoratalità).
Ciò che Aristotele anzitutto non coglie è a mio avviso il fatto che ogni essere vivente è la somma di ogni singolo gesto egli compia, ogni singolo accadimento gli accada, ogni singola scelta egli scelga nel corso della propria vita. Anche un avvenimento episodico può incidere in maniera più o meno significativa sul nostro Io. Potremmo collocare questa obiezione su di un versante ontogenetico, ossia proprio dello sviluppo di ogni singolo individuo. Ma anche da un punto di vista filogenetico, ossia di sviluppo della specie, l'episodio rivela la sua forza.
Non solo. Riprendendo il discorso di Kundera:
<< [...] constatiamo la relatività del concetto di episodio, relatività che Aristotele non riuscì a capire: nessuno infatti può garantire che un avvenimento del tutto episodico non servi in sé una forza che un giorno, inaspettatamente lo farà diventare causa di ulteriori avvenimenti. [...]. Possiamo quindi completare la definizione di Aristotele e dire: nessun episodio è condannato a priori a restare per sempre un episodio, poiché ogni avvenimento, anche il più irrilevante, nasconde in sé la possibilità di diventare prima o poi la causa di altri avvenimenti e trasformarsi così in una storia o in un'avventura>>.
Collocandosi al di fuori di quella catena causale di avvenimenti che è la storia, l'episodio può apparirci come il più immediato esempio di casualità, ma così non è.
Prendiamo ad esempio due persone A e B.
Frequentano lo stesso liceo, diventano amici, giungono alla maturità dopodiché ognuno intraprende la propria strada così da perdersi di vista. Trent'anni dopo A passeggia per strada tenendo al guinzaglio il proprio cane. Una donna chiede ad A di aiutarla a sollevare dal carrello le buste della spesa per riporle nel bagagliaio della propria auto e, nell'aiutare la donna, A perde per un attimo la presa sul guinzaglio, così che il cane sentendosi libero dalla presa del padrone, inizia a correre per la strada e giunto in fondo volta a destra. A si affanna a correre dietro al proprio cane, quando voltato di corsa l'angolo incoccia violentemente contro qualcosa e cade. Si tira su e...sorpresa! Quel qualcosa contro cui ha sbattuto è il suo vecchio amico B.
A prima vista queste poche righe sembrerebbero smentirmi! Concedetevi un paio di minuti prima di proseguire e rileggete quanto sopra.
Quante casualità riuscite a riscontrare? Molte...
Io neanche una! Tutto ciò che accade nel breve racconto citato non ha nulla a che vedere col caso. Tutto e dico tutto è il frutto di singole scelte. Anzitutto il fatto che A e B decidano entrambi di iscriversi allo stesso liceo. Poi il fatto che A decide di portar a spasso il cane. Poi il fatto che la signora decide di farsi aiutare (episodio di Aristotelica memoria). Altra decisione quella presa da A di aiutare la signora. Altra ancora quella del cane che sceglie la destra.
Voi direte..."Ok, ma come la metti con B? Passava li per caso".
Niente affatto!
Anche il fatto che B si trovasse lì in quel preciso istante è il frutto dei singoli episodi e delle singole scelte della sua esistenza. Nulla di ciò che ci accade è legato al caso. Anche la più inverosimile, grottesca o assurda coincidenza è il frutto delle nostre e delle altrui scelte. Tutto è Storia.
Per questa ragione non credo sia un caso se oggi ascolto per la prima volta una canzone scritta oltre trent'anni fa da Lou Reed che recita I'm beginnig to see the light e allo stesso tempo leggo un libro che mi fa sentire meno solo nel mio essere alieno in QUESTA realtà e vengo a conoscenza di una notizia che per me equivale veramente a "cominciare a vedere la luce"!
La notizia è questa:
" Mika Brzezinski, conduttrice della trasmissione Morning Joe della rete Msnbc, ha dimostrato di essere una giornalista. In diretta si è rifiutata di dare come prima notizia la scarcerazione di Paris Hilton. Si è scusata a nome della rete con i tre milioni di telespettatori: “Mi devo scusare per la nostra notizia di apertura. Io odio questa storia. Non credo che dovrebbe essere la nostra apertura.” Ha poi cercato di bruciare con un accendino il foglio con la notizia, non c’è riuscita, allora lo ha inserito nel tritadocumenti " (dal blog di Beppe Grillo).
FINALMENTE!
Finalmente le coscienze cominciano a muoversi. Da anni stanno cercando di assopirci, di deviare la nostra attenzione sul futile, invadendo il privato dei personaggi pubblici e spiattellandocelo in tutte le salse per obnubilare ciò che realmente conta.
Pochi sanno cosa realmente accade nel mondo, non perché per noi non sia importante ma perché loro ci dicono a cosa interessarci!
E quando qualcuno in coscienza si rifiuta di sottostare ai diktat imposti da loro trova pochi consensi e molta diffidenza. Quanti telegiornali italiani hanno dedicato spazio alla notizia? Non capita tutti i giorni di vedere una giornalista prendere una velina e tentare di darle fuoco con un accendino! Eppure...
Eppure Mika è rimasta sola, il suo gesto potrebbe rimanere un episodio, nell'accezione aristotelica, o forse no. Forse un giorno qualcosa cambierà e anche grazie al suo gesto. Premeditato o meno che fosse l'impatto visivo simbolico del gesto della Brzezinski sprigiona una potenza che non può lasciare indifferenti! (potete vedere il video su YouTube)
Più che le sue parole, sono i suoi gesti ad esprimere il disagio e la violenza che scaturiscono dall'inutilità e che contro di essa si volgono. Il tentativo spasmodico di far funzionare l'accendino, la mano che trema e che poi diventa salda e decisa mentre strappa il foglio su cui la notizia è impressa. La giornalista che lascia la sua postazione in studio alla ricerca di un tritacarte in cui gettare la scaletta.
Se ne dovrebbe parlare ovunque! Dove sono gli intellettuali che tanto disprezzano la tv spazzatura, i reality, la non cultura televisiva (la Cultura, sia intesa come Cultura-arte che come substrato comune di un popolo, è qualcosa che viene dal basso, dalla gente e che successivamente, se condivisa, diviene sociale. La televisione è un mezzo! Un mezzo non crea contenuti, li veicola. Noi abbiamo permesso che la trasformassero in un mezzo del potere!)? Non sento le loro voci! E' forse il Sistema a farli tacere? A non farli accedere ai propri canali? Non credo affatto! Più semplicemente anche loro sono vittima del grande male della nostra epoca.
L'indifferenza!
Loro che negli anni '60-'70 del secolo scorso osannavano Marcuse tenendo in alto come una bibbia il suo L'uomo ad una dimensione si sono lasciati soggiogare dal potere.
Ma chi controlla oggi il potere? Chi decide delle nostre vite dicendoci cosa è meglio per noi e cosa no, chi decide del nostro futuro lasciando che il passato cada nell'oblio?
I politici? Non diciamo stronzate! Chi li ascolta più i politici. Anzi, forse qualcuno li ascolterebbe se esistessero ancora. La classe politica è svanita. Si è biodegradata! Si è esposta troppo e troppo lungo ai colpi del potere tanto da rimanerne irrimediabilmente alterata e consunta.
Ma allora, cadute le ideologie (perché questa è Politica, non l'amministrazione della res publica che spetta ai tecnici, quelli che Weber definiva burocrati, bensì la definizione dei fini e degli
scopi propri di un popolo mediata dalla PROPRIA cultura) chi controlla il potere oggi?
Vorrei avvalermi ancora una volta delle parole di Kundera che dedica un paragrafo di un suo libro già citato, L'immortalità, a questo argomento:
<<Il politico dipende dal giornalista (nel paragrafo precedente aveva osservato come l'immagine che il popolo ha di un politico dipende quasi interamente da quella che di questi veicolano i mezzi d'informazione n.d.r.). Ma da chi dipendono i giornalisti? Da chi li paga. E a pagarli sono le agenzie pubblicitarie, che per la loro pubblicità comprano lo spazio sui giornali e il tempo alla televisione. A tutta prima c'è da credere che esse debbano rivolgersi senza esitare ai giornali che hanno una grande tiratura e che possono quindi incrementare le vendite del prodotto offerto. Ma questa è una visione ingenua della faccenda. La vendita del prodotto c'entra meno di quanto pensiamo. Basta guardare i paesi comunisti: non si può certo affermare che i milioni di ritratti di Lenin appesi ovunque andiate possano aumentare l'amore per Lenin. Le agenzie pubblicitarie del partito comunista (le cosiddette sezioni di agitazione e propaganda) già da tempo hanno dimenticato lo scopo pratico della loro attività (far amare il sistema comunista) e sono diventate esse stesse il proprio scopo: hanno creato una loro lingua, le loro formule, una loro estetica (i direttori di queste agenzie avevano un tempo potere assoluto sull'arte dei loro paesi), un loro stile di vita, che coltivano, diffondono e impongono alle povere nazioni.
Obiettate che pubblicità e propaganda non sono paragonabili, perchè una è al servizio del commercio e l'altra dell'ideologia? Non capite niente. Circa cento anni fa in Russia i marxisti perseguitati iniziarono a riunirsi segretamente in piccoli circoli per studiare il Manifesto di Marx; semplificarono il contenuto di quella semplice ideologia per diffonderla in circoli più
ampi, i cui membri, dopo aver ulteriormente semplificato quella semplificazione del semplice, continuarono a tramandarla e a diffonderla sempre più, finché, quando il marxismo divenne noto e potente in tutto il pianeta, di esso non restava altro che una raccolta di sei o sette slogan, legati tra loro così stentatamente che è difficile chiamarlo ideologia. E proprio perchè ormai da tempo ciò che è rimasto di Marx non costituisce più un sistema logico di idee, bensì unicamente una serie di immagini e di slogan suggestivi (l'operaio che sorride impugnando il martello, il negro, il bianco e il giallo che si tengono fraternamente per mano, la colomba della pace che spicca il volo verso il cielo, eccetera, eccetera), a buon diritto possiamo parlare di una graduale e planetaria trasformazione dell'ideologia in imagologia.
[...]. Importa (invece) che questa parola ci consenta finalmente di riunire sotto lo stesso tetto cose che hanno nomi diversissimi: le agenzie pubblicitarie; gli esperti di immagine al servizio degli uomini di Stato; i designer che progettano la linea delle automobili e l'attrezzatura delle palestre; i creatori di moda; i barbieri; le star dello show business che fissano la norma della bellezza fisica, alla quale ubbidiscono tutti i rami dell'imagologia.
Gli imagologi, naturalmente, esistevano assai prima di creare la loro potente istituzione, così come la conosciamo oggi. Anche Hitler aveva il suo imagologo personale, che pazientemente, in piedi davanti a lui, gli mostrava quali gesti eseguire durante i comizi per affascinare le masse. Ma se quell'imagologo, in un'intervista ai giornali, avesse fatto ai tedeschi un divertente ritratto di Hitler incapace di muovere le mani, non sarebbe sopravvissuto alla sua indiscrezione più di mezza giornata. Oggi invece l'imagologo non solo non nasconde la sua attività, ma addirittura parla spesso lui al posto dei suoi uomini di Stato, e spiega al pubblico che cosa gli ha insegnato a fare e a non fare, in che modo essi metteranno in pratica le sue istruzioni, quali formule utilizzeranno e quale cravatta indosseranno. E non stupiamoci della sua sicurezza: l'imagologia ha riportato negli ultimi decenni una vittoria storica sull'ideologia.
Tutte le ideologie sono state sconfitte: i loro dogmi sono stati infine smascherati come illusioni e la gente ha smesso di prenderli sul serio. I comunisti, ad esempio, credevano che con lo sviluppo del capitalismo il proletariato sarebbe diventato sempre più povero, e quando un giorno fu dimostrato che gli operai di tutta Europa andavano al lavoro in macchina, essi sentirono una gran voglia di gridare che la realtà barava. La realtà era più forte dell'ideologia. E proprio in questo senso l'imagologia l'ha superata: l'imagologia è più forte della realtà, che del resto da molto tempo ha smesso di essere per l'uomo quello che era per mia nonna, la quale viveva in un paese della Moravia e conosceva ancora tutto per esperienza personale: come si cuoce il pane, come si costruisce una casa, come si uccide il maiale, come si fa affumicare la carne, come si imbottiscono i piumini, che cosa pensavano del mondo il parroco e il maestro; ogni giorno incontrava tutto il villaggio e sapeva quanti omicidi erano stati commessi nei dintorni da dieci anni a quella parte; aveva, per così dire, un controllo personale sulla realtà, cosicché nessuno poteva darle a bere che l'agricoltura in Moravia era fiorente se in casa
sua non c'era da mangiare. A Parigi il mio vicino passa il suo tempo in un ufficio, dove siede per otto ore di fronte ad un altro impiegato, poi monta in macchina, torna a casa, accende la televisione e quando l'annunciatore lo informa che secondo un sondaggio d'opinione la maggioranza dei francesi ha deciso che la Francia è il paese più sicuro d'Europa per
la gioia apre una bottiglia di champagne, e non saprà mai che proprio quel giorno nella sua strada sono stati commessi tre furti e due omicidi.
I sondaggi d'opinione sono lo strumento decisivo del potere imagologico, che grazie ad essi vive in assoluta armonia con la gente. L'imagologo bombarda la gente di domande [...] e poiché la realtà per l'uomo d'oggi è una terra sempre meno frequentata, e del resto a buon diritto non amata, i risultati dei sondaggi sono diventati una sorta di realtà superiore, oppure, per dirla diversamente: sono diventati la verità. I sondaggi d'opinione sono un parlamento in seduta permanente che ha il compito di creare la verità, ed è la verità più democratica che sia mai esistita. Poiché non si troverà mai in contrasto con il parlamento della verità, il potere degli imagologi vivrà sempre nella verità, e anche se so che tutto ciò che è umano è mortale, non riesco a immaginare che cosa potrebbe spezzare questo potere.
[...]. Gli imagologi creano sistemi di ideali e anti-ideali, sistemi che hanno breve durata e ognuno dei quali viene rapidamente sostituito da un altro, ma che influenzano il nostro comportamento, le nostre opinioni politiche e il nostro gusto estetico, il colore dei tappeti e la scelta dei libri, con la stessa forza con cui un tempo riuscivano a dominare i sistemi degli ideologi>>.
Mi preme aggiungere una postilla al ragionamento di Kundera.
Gli imagologi oggi (il romanzo è del 1988) si sono spinti oltre. Basta guardare la televisione per comprendere come essi abbiamo imparato dalla Storia una lezione fondamentale, ossia quella di creare una memoria storica. Mi correggo una memoria della storia dell'imagologia!
RAI, Mediaset e La7/Mtv ripropongono sempre più spesso spezzoni di programmi appartenenti ad altre epoche imagologiche, perché non le si dimentichi.
Il gesto di Mika Brzezinski è un attacco all'imagologia scagliato da un suo stesso rappresentante all'interno del suo più potente mezzo di controllo.
E' un avvenimento epocale!
Non lasciamolo cadere nell'oblio. Non permettiamo ancora una volta che gli altri decidano per noi. Abbiamo per le mani un mezzo, internet, che per adesso non permette agli imagologi un totale controllo su di esso; su cui opinioni diverse da quelle dominanti possono circolare e toccare le coscienze assopite strattonandole con violenza nel tentavo di risvegliarle.
Non lasciamo Mika sola!
Cominciamo ad essere dei bambini nel mondo. Quando incontriamo la gente non la scostiamo, non soffermiamoci in conversazioni inutili ma chiediamo del loro mondo, informiamoci della loro vita, del loro quotidiano, discutiamo!
Confrontiamoci con la realtà!
Spegniamo la televisione, lasciamo vagare la nostra mente fuori dalle nostre quattro mura, riappropriamoci della vera verità! O meglio: creiamo noi stessi la nostra verità!
Creiamo comunità, cominciamo a conoscere i nostri vicini, il nostro quartiere, la nostra città.
Creiamo una vera democrazia! Che sorga dal basso, dal confronto con la gente che ci circonda. Non lasciamo che siano gli altri a stabilire i nostri interessi e le nostre priorità. Lasciamole emergere dal confronto con chi ci sta attorno. Cominciamo dalle nostre famiglie. Creiamo un dialogo democratico con i nostri parenti, confrontiamoci con loro civilmente. Apriamoci a ciò che ci sembra diverso, lontano, incomprensibile (a questo proposito consiglierei a tutti i genitori di sintonizzarsi per un'intera giornata su Mtv. Guardate cosa stanno facendo ai vostri figli! Magari non vi sorprenderete più del fatto che tutte le ragazzine si atteggiano a puttane e tutti i ragazzini a gangster). Genitori e figli, italiani e stranieri, insegnanti e alunni, cristiani e musulmani... Abbattiamo queste dicotomie che separano. Anche dalle idee e dalle tesi a noi più lontane possiamo cogliere qualcosa di interessante, di significativo con cui accrescere il nostro bagaglio personale. Il confronto permette di giungere ad una sintesi che sia la somma di quanto di positivo (ma, ahimè, esiste anche il pericolo che sia la somma di quanto di negativo) emerso dalle opinioni espresse da tutti, nessuno escluso.
Impariamo a difendere le nostre convinzioni con forza, ma anche a tacere e ad ascoltare gli altri con attenzione e senza pregiudizi. Ricominciamo a fare quello che abbiamo fatto come specie sin dalla nostra comparsa sulla Terra. Creiamo Cultura! Tutti assieme.
Io riesco ancora a nutrire una speranza quando vedo una Mika Brzezinski bruciare una notizia futile per dare il giusto risalto a cose più importanti, come il dibattito mondiale sulla guerra in Iraq! Nessuno dice che tutti quelli che hanno appoggiato Bush nella sua crociata, da Blair a Aznar, da Schroeder a Berlusconi hanno pagato la loro scelta con la sconfitta politica. Eppure è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo vede. Perché? La risposta la potete trovare tra le righe qua sopra.
Ma non perdo la speranza.
Se qualcuno ancora è capace di indignarsi e manifestarlo, se qualcuno continua nonostante il silenzio impostogli ad urlare il suo disgusto, se anche chi dovrebbe essere servo di un potere onnipresente ma invisibile riesce a ribellarsi, se vedo qualcuno indignato cambiare canale quando si parla di minchiate propinate allo scopo di soggiogarci (non ho nulla contro lo svago, a meno che non sia imposto allo scopo di non pensare così come avviene oggi), se non sono il solo a credere che un cambiamento sia ancora possibile, se leggo un libro e lo trovo lo specchio del mio pensiero, e se tutto questo capita anche ad uno solo di voi,
well i'm beginning to see the light...
mercoledì 4 luglio 2007
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2 commenti:
ALFIOoooooooooo ma tu stai fuori libero"!!!!!!!!! è un piacere entrare nel tuo blog e leggere tutto quello che sapientemente scrivi... 6 un fenomeno della natura!!!!
sono angela
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