mercoledì 4 luglio 2007

Abbiamo sconfitto la mafia (?)

Da tempo un pensiero mi arrovella la mente...

Innanzitutto intendo ringraziare il nostro ex Presidente del Consiglio dei Ministri, che grazie alla sua assidua presenza televisiva delle settimane che hanno preceduto la tornata elettorale dello scorso anno, mi ha fornito con i suoi interventi l'input necessario ad attivare il mio cervello. Lo so che sembra incredibile, ma vi giuro che è così!
Il Presidente Berlusconi è "sceso in campo" per illustrarci i risultati ottenuti dal suo Governo: ci ha parlato delle grandi opere, della riforma della giustizia, della riforma del welfare propinandoci dati, tabelle, grafici a sostegno delle sue tesi, insomma dimostrandoci in maniera oggettiva ed inconfutabile i meriti del suo Gabinetto. Ma su una cosa incredibilmente Berlusconi ha taciuto, ed è stata questa inspiegabile umiltà che mi ha concesso di vedere la luce.
Non è possibile, mi sono detto, tacere sul dato che rende questo Governo e questa Legislatura tutta ( perchè è ovvio che, e non me ne voglia l'ex Premier, i meriti di un risultato così eclatante sono da attribuire a tutti membri del parlamento, anche all'allora opposizione!) il miglior Governo di sempre dall'unità ad oggi! Non si può infatti non elencare la più grande vittoria dello Stato Italiano: essere riusciti in pochi anni a sconfiggere la mafia!
Questo è il grande merito della nostra classe politica, ed il fatto che una persona tutt'altro che modesta come Berlusconi non abbia messo questo risultato in cima alla lista delle cose fatte dal suo Governo mi ha dapprima insospettito. Ma poi mi sono detto:
<<Che scemo! E' ovvio che non lo abbia fatto>>.
E' ovvio perchè altrimenti tutta la fatica fatta in questi anni sarebbe andata sprecata, e adesso vi spiego il perchè.
Siamo riusciti a risolvere il problema mafia nel modo più semplice ed intuitivo possibile, ignorandola! Ce ne siamo dimenticati a tal punto che la mafia non esiste più, non fa più parte della nostra agenda politico-sociale.
Cerco di essere più chiaro: un problema è tale nel momento in cui investe il nostro mondo della vita, ossia il nostro quotidiano.
Quanti più mondi della vita vengono investiti dal medesimo problema, tanto più quel problema acquista un peso sociale e spinge per imporsi come problema di una comunità definita o dell'intera società.
In questo processo di costruzione sociale del problema un ruolo determinante lo giocano gli opinion leader (ossia quelle persone che per meriti, capacità o autorevolezza vengono riconosciuti dagli altri come persone qualificate ad occuparsi di un dato problema), i mezzi di comunicazioni di massa, che fungono da cassa di risononza ampliando la conoscenza circa lo stato del problema e ovviamente le istituzioni, che in quanto delegate al controllo societario hanno il compito di recepire il problema e tentare di porvi rimedio.
Dal momento che nonostante tutto l'impegno profuso nei decenni passati la mafia continuava ad invadere e molestare il nostro quotidiano, si è pensato bene negli ultimi anni di bloccare gli anelli della catena che rendevano il problema-mafia un problema sempre in cima alla nostra agenda politica.

TUTTI

opinion leader, media, istituzioni e società civile abbiamo più o meno tacitamente convenuto di non parlare più della mafia, di dimenticarcene, di lasciare che il problema degradasse lentamente nell'ordine della nostra agenda sia politica che sociale, sino a farlo scomparire del tutto.
Non è che la mafia non esiste più, semplicemente la ignoriamo. Ci sono cose più importanti a cui pensare: tanto per cominciare ci sono i problemi materiali da risolvere, occorre arrivare alla fine del mese! E poi abbiamo tantissime preoccupazioni di ordine spirituale e morale cui prestare attenzione che tengono occupate le nostre coscienze: la Franzoni è colpevole o no? Corona è innocente o vittima del sistema? Chi parteciperà alla prossima edizione de L'Isola dei Famosi? E' ovvio che con tutte queste cose ormai di primaria importanza per noi ebeti mediatici non è semplice prestare attenzione ai problemi reali! Il focus della nostra attenzione è continuamente deviato su questioni che i media ci propinano come di primaria importanza. E' più semplice, forse perchè meno dispendioso da un punto di vista soggettivo, prestare attenzione a ciò che avviene fuori dai nostri confini che ai problemi di casa nostra (effetto perverso della globalizzazione!). E se per caso qualcuno osa alzare la voce per cercare di risvegliare le coscienze (ad esempio la puntata di Report, programma di RaiTre, dedicata alla Sicilia) succede un pandemonio! Si insorge da Destra e da Sinistra contro chi osa "insultare" lo splendore e l'onorabilità di una terra senza eguali, si fa credere all'opinione pubblica che nel programma sia stata messo in discussione il valore di una intera popolazione; insomma si fa di tutto per far apparire la realtà per ciò che non è, ribaltandola a proprio favore.
Ora è ovvio che in tutto ciò la mafia ci sguazzi!
Da sempre uno dei pilastri su cui il potere mafioso si regge è l'omertà. Si è passati da una omertà di tipo micro, l'omertà del singolo che ad esempio assiste ad un agguato e non parla, per interderci, ad una forma di omertà ben più grave e pericolosa, di tipo macro.
Un'omertà mediatica, una omertà istituzionale vergognosamente imbarazzante. Dopo la stagione del Maxiprocesso di Palermo e quella delle stragi, dopo la veemente protesta civile ad essa seguita, le nostre coscienze si sono come assopite.
La mafia dal canto suo è stata furba. Ha fatto sperare in qualche eclatante vittoria, come con l'arresto di Totò Riina o di Bernardo Provenzano, ma soprattutto è diventata silenziosa!
Per molti versi ci troviamo nella situazione di un non vedente, nel senso che anche se lo percepiamo, non riusciamo a vedere il pericolo in quanto non produce alcun rumore! Prima o poi però ci sbatteremo contro ed allora saranno dolori.
Prima che ciò avvenga è necessario che qualcuno ci avvisi, ci renda consapevoli del pericolo. E non vogliamo una fiction sulla mafia, non vogliamo un talk show con la De Filippi; vogliamo che di mafia si torni a parlare e lo si faccia a gran voce e senza censure!
Vogliamo delle istituzioni forti ma soprattutto credibili e autorevoli, che non tacciano sui problemi reali del Paese.
Occorre che tutti prendiamo coscienza del fatto che la mafia ancora esiste e ogni giorno succhia energia, passione, amore, speranza, vita alla nostra terra. Vogliamo che il sacrificio di uomini come

GIOVANNI FALCONE

PAOLO BORSELLINO

CARLO DALLA CHIESA

PEPPINO IMPASTATO

e di tanti altri uomini e donne noti e meno noti, non sia vano!
Giovanni Falcone disse:<< Io credo nello Stato, e credo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di stato come valore vivo nelle coscienze, a generare le distorsioni presenti nell'animo siciliano. La mafia, a pensare bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di stato>>.
E' evidente anche nelle parole di uno degli uomini che più di ogni altro ha dedicato la propria vita a combattere la mafia, come la latitanza delle istituzioni sia intollerabile, in quanto genera un humus fertilissimo per la mafia.
E' necessario però che la domanda di legalità parta da noi, dalla società civile. Dobbiamo urlare la nostra voglia di legalità, dobbiamo reagire a questo stato di apatia e non-curanza che caratterizza il nostro agire e il nostro pensare.
Già Plotino (filosofo neoplatonico vissuto nel duecento dopo Cristo) asseriva che "Il dominio di gente trista è dovuto unicamente alla viltà di chi si lascia soggiogare" e ancora milleseicento anni dopo, nel 1800, Victor Hugo scriveva che "L'oppresso che accetta l'oppressione finisce per farsene complice; c'è una certa solidarietà e un'infamia condivisa tra il governo che fa il male e il popolo che lo lascia fare. Soffrire è una cosa venerabile; subire è una cosa disprezzabile".
Dal vortice del passato, dalla necessità del presente e dalla speranza nel futuro dunque ci arrivano accorati appelli a ridestare le nostre coscienze, ad alzare la testa e ri-aprire gli occhi.
Ci accorgeremo subito di esserci svegliati, perchè quando tutti avremo aperto gli occhi, non potremo non udire il grido disperato di chi, come noi, per troppo tempo ha volto lo sguardo da un'altra parte!
Per concludere, sperando di non avervi annoiato, vorrei postarvi una poesia di Bertolt Brecht,

Di nulla sia detto: è naturale

E - vi preghiamo - quello che succede ogni giorno

non trovate naturale

Di nulla sia detto: è naturale

in questo tempo di anarchia e di sangue,

di ordinario disordine, di meditato arbitrio,

di umanità disumanata,

così che nulla valga

come cosa immutabile

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